martedì, Ottobre 20, 2026
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Roma: Castellitto, in Cambiare l’acqua ai fiori interpreta l’angelo custode

Tre milioni di copie vendute nel mondo, di cui due milioni tra Francia e Italia, e traduzioni in oltre una trentina di lingue: sono questi alcuni dei numeri dietro al successo del romanzo Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin (2018, in Italia edito da e/o), ora approdato sul grande schermo nell’omonima trasposizione di Jean-Pierre Jeunet. Coprodotto con l’Italia, con Palomar, il film è stato presentato in anteprima alla Festa de cinema di Roma e arriverà nelle sale italiane il 5 gennaio con Lucky Red.

Protagonista è Leïla Bekhti nei panni di Violette Toussaint. Nel cast figurano anche Matthias Schoenaerts, Melvil Poupaud e Sergio Castellitto. La vicenda segue il percorso di Violette: dopo un lungo legame con il marito Philippe (Schoenaerts) — descritto come affascinante ma incostante e infedele — e un mestiere al passaggio a livello nella campagna francese, la donna diventa custode di un piccolo cimitero in Borgogna. Il cambiamento professionale accompagna il suo cammino nel dolore per la perdita della figlia piccola.

Nella guarigione emotiva di Violette gioca un ruolo centrale l’incontro con Sasha, interpretato da Sergio Castellitto, custode del cimitero prima di lei. Sasha è “un uomo che, pur con un passato tragico, è pieno di positività, amore per la vita e voglia di scoprire il mondo”. Riguardo al personaggio Castellitto osserva: “Sasha è un personaggio leggero ma tragico e quindi si trattava di sapere trovare l’equilibrio giusto tra la tragedia della sua vita e la sua leggerezza, la sua ironia. In qualche misura si avvicina a un mondo italiano – aggiunge Castellitto -.”

Castellitto racconta anche alcuni aspetti del lavoro sul film e del montaggio: “Vogliamo anche svelare che Jean-Pierre mi ha tagliato una scena molto importante in cui raccontava il retrobottega dell’anima di Sasha? Però io lo capisco benissimo, avendo fatto ogni tanto il regista so che a volte per saper raccontare, devi saper rinunciare a delle cose”. L’attore sottolinea inoltre la propria esperienza con i film tratti da libri, citando anche il sodalizio con la moglie scrittrice Margaret Mazzantini: “So quanto sia difficile mettere in scena un libro, soprattutto se ha avuto un grande successo. E spesso poi succede che magari da libri mediocri si ottengono dei bellissimi film oppure da libri straordinari si ottengono dei film piuttosto normali. Invece lui è riuscito a nascondersi in qualche modo dentro al libro. Secondo me la riuscita è veramente formidabile”.

Sul set, Castellitto ricorda di aver condiviso le riprese in un cimitero con Leïla Bekhti: “Ci abbiamo passato una settimana che di per sé sembrerebbe una roba triste. Invece ci siamo molto divertiti, siamo stati molto complici”, e aggiunge che è stato bello conoscere Matthias, “un attore che ammiro moltissimo”. L’esperienza delle riprese resta per lui anche fonte di ricordi: “Come dico sempre, i film non è importante soltanto farli, sono importanti anche i ricordi che ti porti a casa. Io mi porto bei ricordi”.

Reduce dal successo di Conclave, Castellitto parla anche della propria presenza sui social: “Ogni tanto mia figlia mi manda dei messaggi, scrivendomi ‘guarda hanno scritto questo, hanno detto questo’ – commenta l’attore -. Però io non ho nessun rapporto con i social. Infatti non sono un uomo solo… soltanto chi frequenta i social è solo. Non è così?”.

Jeunet ha spiegato i legami personali con la scrittrice, ricordando che Valérie Perrin è cresciuta “in una piccola città della Borgogna chiamata Guegnon, dove io andavo in vacanza da mia nonna”. Racconta poi di quando l’autrice gli mostrò il romanzo: “Quando l’ho letto, ho trovato in ogni pagina, e questo accade così raramente, un’idea che mi ha stravolto il cuore. Riuscivo già a immaginarmele mentre le mettevo in scena”.

Anche Leïla Bekhti ha detto di aver trovato il romanzo “magnifico, mi aveva profondamente commosso – sottolinea -. Il film parla di un dolore profondo senza però limitare la sua narrazione alla sola tristezza. È una storia piena di vita, e trovo che l’universo di Valérie Perrin, e l’universo di Jean-Pierre Jeunet, si sposino meravigliosamente”.