Tre milioni di copie vendute nel mondo, di cui due fra Francia e Italia, e traduzioni in oltre una trentina di lingue: sono alcuni dei numeri che hanno accompagnato il successo del romanzo Cambiare l’acqua ai fiori di Valerie Perrin, pubblicato nel 2018 e edito in Italia da e/o. Il libro arriva ora sul grande schermo nell’omonima trasposizione firmata da Jean-Pierre Jeunet, coprodotta dall’Italia con Palomar, presentata in anteprima alla Festa de cinema di Roma e in sala in Italia dal 5 gennaio con Lucky Red.
Il film è affidato all’interpretazione di Leila Bekhti nel ruolo di Violette Toussaint, affiancata da Matthias Schoenaerts, Melvil Poupaud e Sergio Castellitto. La storia segue il percorso della protagonista, che dopo anni trascorsi accanto al marito Philippe (Schoenaerts) — descritto come affascinante ma incostante e infedele — lascia il lavoro al passaggio a livello nella campagna francese per diventare custode di un piccolo cimitero in Borgogna. Il nuovo ruolo coincide con il lento lavoro di elaborazione del dolore per la perdita della figlia piccola; nella sua guarigione emotiva assume importanza l’incontro con Sasha (Castellitto), che era custode prima di lei e che, pur portando un passato tragico, è descritto come pieno di positività e voglia di scoperta.
Sergio Castellitto, che interpreta Sasha, definisce il personaggio «leggero ma tragico» e sottolinea la necessità di trovare «l’equilibrio giusto tra la tragedia della sua vita e la sua leggerezza, la sua ironia». Racconta inoltre che Jean‑Pierre Jeunet gli ha tagliato «una scena molto importante in cui raccontava il retrobottega dell’anima di Sasha», ma aggiunge di comprendere la scelta del regista: «avendo fatto ogni tanto il regista so che a volte per saper raccontare, devi saper rinunciare a delle cose». Riferendosi alla propria esperienza con adattamenti letterari e al legame con la moglie scrittrice Margaret Mazzantini, osserva: «So quanto sia difficile mettere in scena un libro, soprattutto se ha avuto un grande successo. E spesso poi succede che magari da libri mediocri si ottengono dei bellissimi film oppure da libri straordinari si ottengono dei film piuttosto normali. Invece lui è riuscito a nascondersi in qualche modo dentro al libro. Secondo me la riuscita è veramente formidabile».
Castellitto ricorda anche le riprese condivise con Bekhti in un cimitero: «Ci abbiamo passato una settimana che di per sé sembrerebbe una roba triste. Invece ci siamo molto divertiti, siamo stati molto complici», e aggiunge che è stato piacevole conoscere Matthias Schoenaerts, «un attore che ammiro moltissimo». Reduce dal successo globale di Conclave, l’attore commenta inoltre la sua popolarità: «Ogni tanto mia figlia mi manda dei messaggi, scrivendomi ‘guarda hanno scritto questo, hanno detto questo’… Però io non ho nessun rapporto con i social. Infatti non sono un uomo solo… soltanto chi frequenta i social è solo. Non è così?».
Jeunet, parlando del rapporto con l’autrice, ricorda fili personali che li uniscono, a cominciare dal fatto che Valérie Perrin sia cresciuta «in una piccola città della Borgogna chiamata Guegnon, dove io andavo in vacanza da mia nonna». Racconta che quando le fu proposto il romanzo, «l’ho trovato in ogni pagina, e questo accade così raramente, un’idea che mi ha stravolto il cuore. Riuscivo già a immaginarmele mentre le mettevo in scena».
Leila Bekhti ha definito il romanzo «magnifico, mi aveva profondamente commosso» e ha spiegato che il film «parla di un dolore profondo senza però limitare la sua narrazione alla sola tristezza. È una storia piena di vita, e trovo che l’universo di Valérie Perrin, e l’universo di Jean‑Pierre Jeunet, si sposino meravigliosamente».




























































