martedì, Ottobre 20, 2026
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Roma: Di Brino (Altems Advisory), 75% delle persone con demenza fuori dai percorsi di cura

Eugenio Di Brino, co‑fondatore e partner di Altems Advisory, ha evidenziato oggi a Roma la frammentarietà dell’assistenza alle persone con demenza in Italia e le forti disomogeneità regionali, nel corso della presentazione dello studio “Alzheimer in Italia: sistemi regionali alla prova dell’innovazione diagnostico-terapeutica. Governance, percorsi e readiness organizzativa: un’analisi comparativa di nove Regioni”.

Secondo Di Brino, il 75% delle persone con demenza non è ancora inserito in un percorso strutturato e l’assistenza resta spesso frammentata, nonostante la necessità di un modello che sappia evolvere con l’arrivo di nuove tecnologie e risorse dedicate. Lo studio mette in luce un marcato divario Nord‑Sud nell’accesso ai Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd), con una copertura che varia dal 76% al 49%. Analoghe difformità emergono nella presenza di Pdta integrati ai centri, oscillanti tra il 69% e il 27%.

Di Brino ha sottolineato come, sul piano formale, si riscontri una convergenza normativa verso la transizione da una gestione pubblica frammentata a un modello di rete organizzativa, ma che spesso questa non trova corrispondenza nelle pratiche attuative. L’analisi rileva che i sistemi più integrati sono quelli che hanno rafforzato tre elementi chiave: un meccanismo organizzativo strutturato con Pdta formalizzati; una forte integrazione nella presa in carico tra ospedale e territorio, con il coinvolgimento di più professionisti sanitari; e l’efficienza dei sistemi informativi. Tali realtà mostrano livelli avanzati nella gestione del paziente, dalla diagnostica al follow‑up.

Un nodo centrale indicato è l’integrazione con i medici di medicina generale, primo contatto nelle fasi iniziali della malattia e interfaccia con i caregiver prima dell’accesso alle strutture ospedaliere ad alta intensità assistenziale. Anche la diagnosi precoce appare disomogenea e legata a iniziative locali, con le Regioni collocate complessivamente su un livello medio. Per quanto riguarda le tecnologie avanzate, circa il 70% dei centri garantisce l’accesso alla rete: un valore positivo, ma che lascia margini di miglioramento, in particolare per i test genetici e specialistici.

Sul fronte delle risorse, Di Brino ha evidenziato il ruolo determinante dei finanziamenti. Le risorse del Piano nazionale demenze e il Fondo per l’Alzheimer rappresentano un fattore di accelerazione: il Fondo, riconfermato rispetto ai 15 milioni del periodo 2021‑2023, è stato rifinanziato superando il doppio della capienza, con una stima di circa 33,4 milioni di euro da distribuire tra le Regioni. A queste somme si aggiungono le risorse del Pnrr, ritenute fondamentali per la gestione dei dati e l’interoperabilità dei sistemi informativi, strumenti indispensabili per misurare i bisogni di salute e gli indicatori di performance.

Di Brino ha concluso ricordando che “avere le risorse non basta se la componente organizzativa non procede di pari passo”. Le Regioni mostrano gradi diversi di maturità verso un modello integrato e, secondo l’esperto, la misurazione continua delle performance dovrà costituire la base del percorso, facendo leva sul fondo nazionale come catalizzatore per il cambiamento.