martedì, Ottobre 20, 2026
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Roma, Garlini porta nel noir il mercato delle notizie false del 1945

(di Mauretta Capuano)

Alberto Garlini torna al romanzo con Credere tradire combattere (Marsilio, pp. 304, euro 18,00), una storia ambientata nella Roma del 1945 in cui, fra le macerie del dopoguerra, si muove Milo de Carval, un giovane fascista rimasto fedele alla propria ideologia. Per sopravvivere, Milo si dedica al traffico di notizie inventate insieme all’amico Fede, vendendo informazioni false «al miglior offerente».

Garlini ha spiegato all’ANSA di essersi documentato con saggi, testi e romanzi per ricostruire quell’ambiente e quell’umanità, rilevando come a Roma «c’era un sottobosco di spie a vari livelli, nazisti, servizi segreti. Si vendevano notizie false come in una specie di borsa». L’autore osserva una somiglianza con il presente: «Mi ha ricordato il mercato attuale di notizie sui social dove la verità di una informazione vale meno del suo accumulo, della sua ripetizione. L’invenzione e la falsità sono molto pericolose, non sono innocue, vengono create per avere effetti sulla realtà. Oggi la familiarità di credere e diffondere false notizie è maggiore del passato».

Il titolo del romanzo storpia il vecchio motto fascista sostituendo «obbedire» con «tradire», scelta che Garlini commenta così: «oggi ci connota maggiormente. Nel ’45 c’era comunque una dose di credere e combattere più forte di adesso. Il pensiero era una cosa secondaria, l’azione veniva prima di tutto. Combattere, colpire, fare la guerra più che pensare o affidarsi alla diplomazia. È un’altra cosa che succede anche ora». Garlini presenterà il libro lunedì 19 ottobre alle 18.30 alla Libreria Feltrinelli di Viale Sabotino a Milano.

Romanzo noir, con attorno a Milo e Fede un sottobosco di reduci di Salò, generali decaduti, preti ambigui e nostalgici, Credere tradire combattere è anche un’indagine su cosa significhi rimanere aggrappati a un’idea sconfitta dalla Storia. «Si cominciava a sapere abbastanza bene cosa era successo agli ebrei, era evidente che Mussolini si era alleato con Hitler, la personificazione del male. Ma, nonostante tutto questo, personaggi come Milo continuavano a credere nel fascismo. Credere nonostante tutte le evidenze e nonostante la storia ti dica che stai sbagliando è qualcosa con cui dobbiamo fare i conti e fa parte della natura umana», osserva l’autore.

Garlini dice di aver voluto raccontare «una antropologia, quella dei fascisti che devono fare i conti con la mancanza di Mussolini. Il fascismo era legato al carisma del leader. Mussolini ha portato un carattere politico narcisistico, istrionico, tutto legato alla sua persona. Il leader era lui e nessuno poteva fargli ombra. Quando non c’è più tutti diventano imitatori e anche questo mi sembra calzante con il presente. Basta pensare a Trump, al potere esercitato in forma istrionica, basato sull’eccesso».

Riferendosi all’immediato dopoguerra, Garlini ricorda un periodo «caotico, in cui molti facevano accordi sotto banco e si alleavano con il precedente nemico. Nessuno sapeva come sarebbe finita. Anche questo mi ricorda un po’ la situazione caotica di oggi, i sentimenti di impossibilità. C’è qualcosa che agisce sotto traccia e fa si che un tipo di personaggio politico torni alla ribalta. I cittadini accettano questi leader e si abituano. Qualcosa sta scombinando le carte come è stato per Mussolini».

Nel romanzo il grande amore di Milo è Eva, un’ex staffetta partigiana diventata ballerina di avanspettacolo, della quale perderà i contatti fino a riprenderli dopo l’omicidio di Fede, ucciso in circostanze atroci. «La staffetta partigiana è un elemento di speranza che da luce a tutto il libro», afferma Garlini.

Sulla scelta del genere noir l’autore spiega che il giallo «ha bisogno della falsa pista e questo è molto vicino al tema di fondo del libro, a partire dalle false verità». Racconta anche un legame personale con il genere: si è appassionato alla lettura con i gialli Mondadori che suo padre collezionava, e per lui «il piacere della lettura è legato al giallo. E’ una scelta di affetto per il lettore e per il giovane appassionato che ero».

Garlini è autore di numerosi libri, tra cui La legge dell’odio, Il canto dell’ippopotamo e Il sole senza ombra, curatore del festival letterario Pordenonelegge e presidente di giuria del Premio letterario Hemingway di Lignano Sabbiadoro.