Una regina del noir e del thriller come Patricia Highsmith diventa per una volta personaggio, in una versione tanto brillante quanto pericolosa interpretata da Helen Mirren in Un talento per il crimine (A talent for murder) di Anton Corbijn. Il film, ispirato alla piece Switzerland di Joanna Murray-Smith — autrice anche della sceneggiatura — ha debuttato un mese fa al Toronto Film Festival, è arrivato alla Festa del cinema di Roma e uscirà in sala il 26 novembre con Lucky Red, anche coproduttrice.
Al centro della vicenda c’è il confronto tra l’anziana Highsmith e Edward Ridgeway (Alden Ehrenreich), ambizioso e appassionato editor della casa editrice della scrittrice, arrivato da New York in Svizzera con la missione di convincerla a firmare un nuovo contratto e a scrivere un sesto libro sul suo personaggio più famoso, Tom Ripley. Ripley è ritratto come l’affascinante e sociopatico pronto a tutto — vari omicidi compresi — pur di ottenere quello che vuole: soldi e lusso in primis.
L’obiettivo dell’editor si rivela però più complesso del previsto di fronte a una Patricia Highsmith misantropa, sferzante, ironica, brillante, amante del bere e appassionata di coltelli. L’autrice la trascina nel suo mondo, rendendo sempre più labili i confini tra la personalità dell’editor — che in Svizzera inizia a frequentare la giovane ereditiera incontrata in treno, Clementine Balfour (Olivia Cooke) — e quella di Ripley, in un continuo e pericoloso sovrapporsi di realtà e fantasia.
Helen Mirren, assente a Roma, ha spiegato che «Quella che presentiamo noi, è un personaggio di finzione, basato fortemente su Patricia Highsmith». L’attrice premio Oscar ha definito affrontare il ruolo «un’esperienza molto intensa, una delle più intense che abbia mai vissuto in un film», sottolineando che Un talento per il delitto «non va visto né come un documentario né come un docudrama su Patricia Highsmith».
Mirren ha aggiunto: «Lei è un personaggio all’interno di una storia che è un mistero, un thriller, un’indagine psicologica, non dissimile dai suoi romanzi, una storia ovviamente molto ispirata alla sua scrittura. Non è affatto una rappresentazione letterale degli ultimi giorni della sua vita. È un viaggio nell’immaginazione».
Per Joanna Murray-Smith era importante mettere in luce anche lo humour nero della scrittrice, nata nel 1921 e morta nel 1995 dopo una lunga malattia: «Quando la gente pensa a Patricia Highsmith, non crede sia ‘divertente’, ma in realtà era spiritosa e molto arguta. Era un personaggio molto dark, ma intelligente e brillante quindi c’è molto umorismo nel film. Questa è probabilmente la parte inaspettata dell’equazione, nel raccontarla».



























































