Il cancro non cresce nel vuoto: attorno alle cellule tumorali si sviluppa un microambiente composto da cellule di sostegno, cellule immunitarie e una fitta rete di fibre, la matrice extracellulare, che il tumore modifica a proprio vantaggio. La consistenza di questo tessuto non è neutra: una matrice densa e rigida può aumentare l’aggressività del tumore, favorire le metastasi e ostacolare l’efficacia delle terapie. Su questi temi si concentra l’8° Workshop di oncologia traslazionale che il 19 e 20 ottobre riunisce all’Istituto nazionale tumori Regina Elena (Ire) di Roma esperti internazionali, in collaborazione con il Manchester Cell‑Matrix Centre dell’università di Manchester e il Cancer Research UK Manchester Institute.
Per lungo tempo la matrice extracellulare è stata vista come una semplice impalcatura, spiegano dall’Ire. Oggi si sa che è una struttura dinamica, continuamente costruita e rimodellata, che condiziona il comportamento delle cellule. La matrice può variare in densità e rigidità, e le cellule tumorali “sentono” queste proprietà: percepiscono la durezza dell’ambiente e la traducono in segnali che regolano l’attività genica legata alla crescita, all’invasività e alla resistenza ai trattamenti. I messaggi tra tumore e microambiente sono bidirezionali e rinforzano reciprocamente il processo tumorale.
“È un dialogo continuo, in cui tumore e microambiente si rafforzano a vicenda – descrive Giovanni Blandino, direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena – Per decenni abbiamo colpito la cellula tumorale. Le terapie di domani dovranno interrompere anche questo scambio”. Blandino sottolinea inoltre la necessità di approcci selettivi: “Non tutte le cellule che circondano il tumore lavorano per lui, alcune lo contrastano. È il caso di una parte dei fibroblasti, le cellule che producono la matrice: alcuni favoriscono il tumore, altri lo frenano. Questi ultimi vanno rafforzati, non eliminati. Bisogna essere selettivi”.
Il tumore del pancreas rappresenta l’esempio più emblematico: è spesso avvolto da un tessuto fibroso così denso da ostacolare la distribuzione dei farmaci e l’azione delle cellule immunitarie, creando un ambiente immunologicamente “freddo” dove anche l’immunoterapia incontra difficoltà. Anche nei tumori testa‑collo e dell’ovaio la matrice extracellulare può contribuire alla progressione della malattia e alla resistenza alle cure. Nei tumori testa‑collo, inoltre, si sta indagando se la rigidità della matrice nell’area dell’intervento chirurgico possa influenzare il rischio di recidiva. Su questi aspetti sono attivi studi anche presso l’Ire.
Dopo che lo scorso anno il workshop aveva messo in luce le alleanze tra tumore e microambiente, l’edizione attuale osserva questi rapporti con strumenti più potenti. L’uso di analisi molecolari spaziali, tecnologie di imaging e modelli tridimensionali permette di studiare con maggiore precisione le interazioni tra cellule tumorali, matrice e sistema immunitario, alla ricerca di nuovi indicatori biologici e potenziali bersagli terapeutici.
“Questi eventi riflettono gli obiettivi strategici dell’Istituto – afferma Livio De Angelis, direttore generale degli Ifo – Rafforzare le collaborazioni internazionali, investire sui giovani talenti e accelerare il passaggio dei risultati della ricerca alla cura. È così che un Irccs costruisce l’innovazione al servizio dei pazienti”.
La due giorni è organizzata da Giovanni Blandino, Anna Bagnato e Paola Nisticò dell’Istituto Regina Elena, insieme ad Adam Byron dell’università di Manchester e a Claus Jørgensen, vicedirettore del Cancer Research UK Manchester Institute. Tra i relatori figurano esperti di livello mondiale come Valerie Weaver dell’università della California di San Francisco e Amanda Psyrri, oncologa dell’università di Atene, impegnata nella sperimentazione clinica. Ampio spazio è riservato ai giovani ricercatori, molti dei quali provenienti dall’Ire.

























































