Sul palco Morgan ha sintetizzato il senso del documentario Non importa dove, realizzato dai registi Francesco Fei e Consuelo Moschella e prodotto da Apnea Film, presentato alla Festa del Cinema di Roma. «Io mi metto a nudo, sono nella mia comfort zone, mentre la vita è un po’ scomoda e per quello cerco di trasformarla in arte. Al contrario delle altre persone, io non faccio la sceneggiata sul palco, ma nella vita, e loro l’hanno filmata», ha detto il cantautore.
Il film non fiction racconta gli ultimi due anni di Morgan, periodo segnato da successo ma anche da polemiche, scontri, cause e processi, incluso l’ultimo per diffamazione e stalking. Il ritratto unisce aspetti pubblici e privati: progetti e concerti, momenti di quotidianità con la compagna Alessandra e la figlia più piccola (Morgan ha altre due figlie, una con Asia Argento e l’altra con Jessica Mazzoli), conversazioni sulla musica, riflessioni sulla vita e confronti familiari, in particolare con la madre. Il documentario affronta anche traumi personali, come il suicidio del padre, che il cantautore ripercorre «momento per momento».
Morgan ha raccontato le difficoltà di questo periodo, evidenziando la scarsa esposizione mediatica e gli spazi ridotti per fare musica: «Chiudermi l’accesso ai palchi vuol dire soffocarmi, strangolarmi». Per lui le esperienze personali si trasformano automaticamente in canzoni, poesie, immagini, album: «La musica allora diventa una specie di gancio che non ti fa affondare», ha spiegato, definendola essenziale in una fase di difficoltà spirituale, emotiva, psicologica, affettiva, economica, familiare, sociale, reputazionale e professionale.
Riguardo all’obiettivo del film, Morgan ha detto che, se si voleva affermare il suo diritto di esistere, «ci siamo riusciti», e che anche i registi «sono stati bravi nel realizzarlo». «Adesso lo step che manca è che grazie al film io possa riacquistare anche un po’ di autorevolezza e un po’ di rispetto che mi è stato negato da parte di quel pubblico di cui io sento la mancanza», ha aggiunto.
Un segnale di rispetto gli è stato dato recentemente da Cesare Cremonini, che ha messo in luce la loro collaborazione per una canzone del nuovo album del cantautore emiliano, Amateur: «Ringrazio Cesare per questo, lo stimo tantissimo come persona come cantautore», ha affermato Morgan.
Nel documentario il cantautore torna anche su temi legati a Sanremo: «Il festival è una delle poche occasioni in cui la televisione si concentra sulla canzone e io amo la forma canzone», ha spiegato, paragonandolo a «Natale», un momento in cui l’Italia e la famiglia si uniscono. Tuttavia, secondo Morgan, Sanremo «merita di più, merita la musica, è l’unica cosa che gli manca ormai».
Sull’edizione del festival alla quale sta lavorando Stefano De Martino, Morgan ha commentato: «Ho visto le notizie sul cast… mi sembra sia sempre la stessa cosa, cosa cambia?». A proposito della televisione odierna ha osservato che «ci sono sempre i soliti, Fiorello che torna e fa il grandeur» e, rivolgendosi direttamente allo showman, lo ha invitato a una sfida: «Perché non vieni a fare una bella sfida di canto, di suono, di ballo con me? Sarebbe bellissimo». Ha anche proposto un’idea di programma, Gli sfidanti, pensato «con tutti quelli che fanno gli one man show e sono bravissimi in sfida e i ragazzi come giudici, il contrario di un talent show».
Infine, rispondendo sulle proteste avvenute a Milano in questi giorni, Morgan ha collegato le manifestazioni a scelte economiche: «Chi protesta per le strade, lo fa perché si tolgono i soldi alla gente e vengono usati per le armi, quando dovrebbero essere utilizzati invece per la scuola, per stipendi, per pensioni, per servizi». Ha aggiunto che «nessuno si chiede perché protesti il popolo. Si parla invece di quello che ha spaccato la vetrina. Non dobbiamo cedere a questo, perché è un racconto sterile, non produce niente».
























































