sabato, Ottobre 17, 2026
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Roma: nel 2025 oltre 1,18 mln di certificati per patologie muscolo-scheletriche

Oltre 1,18 milioni di certificati di malattia riconducibili a patologie muscolo-scheletriche nel 2025, circa il doppio rispetto al 2013, e un incremento del 131% per le artropatie: sono alcuni tra i principali risultati di Fit for Work 2.0, aggiornamento dello studio del 2013 realizzato dall’Università degli Studi di Pavia e da Anmar – Associazione nazionale malati reumatici, con la collaborazione dell’Inps. I dati sono stati presentati in occasione della Giornata mondiale del malato reumatico, che si celebra il 12 ottobre, promossa da Anmar Odv e dall’Osservatorio Capire a Palazzo Baldassini, a Roma.

L’analisi, condotta su 352 milioni di certificati di malattia, mette in luce le conseguenze della cronicità per il lavoro, la produttività e il welfare. Le patologie muscolo-scheletriche rappresentano circa il 20% dei certificati di malattia con diagnosi codificata, ma la disponibilità delle informazioni costituisce uno dei principali limiti dello studio: soltanto il 20,8% dei certificati riporta la diagnosi, con differenze significative tra le Regioni. Questo gap rende più complesso ricostruire l’impatto della cronicità sulla capacità lavorativa e sui costi previdenziali, lasciando parzialmente non rappresentata una componente rilevante dell’impatto sociale della malattia.

“Secondo le stime del rapporto Fit for Work — spiega Giorgio Lorenzo Colombo, direttore scientifico del Centro di ricerca Cefat dell’Università degli Studi di Pavia — il 70% dei costi delle malattie reumatiche croniche invalidanti era costituito da costi indiretti, riconducibili alla perdita di produttività, all’invalidità e alle ripercussioni sulle famiglie; non possiamo governare ciò che non siamo in grado di misurare. La spesa sanitaria è solo una parte del problema. Occorre considerare anche il costo sociale e previdenziale delle malattie croniche e, soprattutto, il valore economico della capacità di lavorare che una diagnosi precoce e l’innovazione terapeutica possono contribuire a preservare”.

L’aumento dei certificati e la limitata disponibilità di diagnosi codificate sollevano la necessità di comprendere il reale impatto della cronicità sull’occupazione e di individuare strumenti per tutelare la continuità lavorativa. Su questi temi si è inserito l’Intergruppo parlamentare “Lavoro e fragilità. Focus su disabilità, cronicità e malattie rare”, promosso dall’onorevole Silvio Giovine nel dicembre 2025, che ha avviato un confronto tra Parlamento, associazioni dei pazienti, comunità scientifica e mondo produttivo anche attraverso il percorso Fit for Work 2.0. “Il valore di un lavoro come Fit for Work 2.0 sta nella possibilità di trasformare i dati raccolti in elementi sui quali costruire il confronto parlamentare”, afferma Giovine, componente della XI Commissione della Camera dei deputati e promotore dell’Intergruppo. “Capire quanto incidano le assenze, quali difficoltà incontrino i lavoratori con patologie croniche e in quali condizioni rischino di uscire dal mercato del lavoro permette di individuare ambiti sui quali intervenire. Con l’Intergruppo Lavoro e fragilità vogliamo dare continuità a questo percorso, coinvolgendo associazioni, imprese e comunità scientifica per sviluppare strumenti di tutela e soluzioni organizzative che consentano alle persone di continuare a lavorare anche durante la malattia”.

Il tema della responsabilità delle Regioni è emerso come centrale, dal momento che all’ordinamento regionale compete una parte rilevante dell’organizzazione sanitaria, mentre molte conseguenze della cronicità ricadono su previdenza, servizi sociali e famiglie. “Quando una persona riesce a mantenere la propria autonomia e a continuare a lavorare grazie a un percorso di cura adeguato, il beneficio non riguarda soltanto il sistema sanitario, ma anche quello sociale e previdenziale”, sottolinea Luca Coletto, consulente Anmar Odv e già sottosegretario di Stato al ministero della Salute, già assessore alle Politiche sanitarie della Regione Veneto, già assessore alla Salute della Regione Umbria e già coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. “Il problema — osserva — è che questi effetti vengono spesso valutati separatamente: da una parte la spesa per le prestazioni, dall’altra l’invalidità, le assenze dal lavoro e il carico sui caregiver. La Conferenza Stato-Regioni può rappresentare una sede importante per mettere in dialogo queste dimensioni, favorire la lettura condivisa dei dati e portare nella programmazione regionale anche quei costi indiretti che oggi rimangono meno visibili”.

La seconda parte della giornata ha spostato l’attenzione dagli aspetti di misurazione alle soluzioni che possono migliorare l’esperienza quotidiana dei pazienti: aderenza terapeutica, vaccinazioni, prevenzione delle infezioni, comorbidità e stili di vita. In questo contesto si è sottolineato il valore di materiali formativo-educativi sviluppati a partire dai bisogni dei pazienti, utili a sostenere il dialogo con i professionisti sanitari e a favorire la continuità delle cure. Anche il coinvolgimento delle associazioni nella progettazione dei servizi è stato indicato come elemento chiave.

Un ruolo di raccordo può essere svolto dalla farmacia dei servizi, presidio territoriale a cui i pazienti si rivolgono spesso per dubbi su prevenzione, terapie e comportamenti quotidiani. “Per una persona con una patologia reumatologica, i dubbi sulla prevenzione non emergono soltanto durante una visita specialistica — evidenzia Claudia Pietropoli, componente del Consiglio di presidenza di Federfarma nazionale e presidente di Federfarma Rovigo — Spesso è proprio la farmacia il luogo in cui il paziente cerca un chiarimento, chiede come comportarsi o manifesta un’incertezza rispetto alla propria terapia. La farmacia dei servizi può contribuire a intercettare questi bisogni, promuovere comportamenti appropriati e indirizzare il paziente verso il professionista di riferimento. Il suo valore sta nella possibilità di rafforzare la continuità tra assistenza specialistica e territorio, attraverso una collaborazione strutturata con i medici di medicina generale e gli altri operatori sanitari”.

I due tavoli hanno collegato le dimensioni economiche e assistenziali della cronicità: misurare le conseguenze delle patologie reumatologiche sul lavoro permette di descriverne più compiutamente il peso sociale; ascoltare i pazienti e accompagnarli nelle scelte quotidiane offre indicazioni su come migliorare i servizi. Anmar e l’Osservatorio Capire intendono proseguire il lavoro, valorizzando le evidenze raccolte e il confronto con le istituzioni per contribuire a percorsi di cura più accessibili e a politiche che considerino l’intera esperienza della persona con malattia reumatologica.

L’evento è stato realizzato con il contributo non condizionante di AbbVie, Boehringer Ingelheim, Gsk, Merck, Otsuka, Pfizer, Roche, Sandoz e Ucb, con Bistoncini Partners in qualità di Partner dell’iniziativa.