sabato, Ottobre 17, 2026
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Roma: Pawlikowski, la mia patria è l’Europa ma sta scomparendo, presenta Fatherland

(di Francesco Gallo)

«Cos’è la patria per me oggi? Sicuramente l’Europa, ma sta scomparendo. Sono tornato a vivere in Polonia nella stessa strada dove vivevo da ragazzo, ma oggi questo paese è un’altra cosa, è una Polonia diversa. Forse però la vera patria per me è quando sto sul set insieme a delle persone che mi piacciono. L’Europa di oggi rispecchia l’impotenza di fare qualsiasi cosa».

Così il regista polacco Paweł Pawlikowski, premio Oscar per Ida, oggi a Roma per presentare Fatherland, vincitore del Prix de la mise en scène al 79º Festival di Cannes, in corsa per gli Oscar e nelle sale da domani distribuito da MUBI.

Il film, in bianco e nero e d’atmosfera cupa, racconta il ritorno in patria dello scrittore tedesco Thomas Mann (Hanns Zischler) insieme a sua figlia Erika (Sandra Hüller). Nel 1949, a bordo di una Buick nera guidata da Erika, i due attraversano un Paese ormai diviso e pieno di rovine: è il primo ritorno di Mann dopo la fuga negli Stati Uniti tredici anni prima, una scelta che il regista definisce «sofferta ma necessaria per ricucire con una patria che per alcuni aveva tradito e che ormai quasi non riconosce più».

«Mann viene in questa Germania divisa e polarizzata — l’occasione ufficiale era il bicentenario della nascita di Goethe, celebrato sia ad Ovest che ad Est — e fa buon viso a cattivo gioco, ma si rivela un missione tanto fallimentare quanto eroica», ha detto Pawlikowski in un discreto italiano, frutto di una permanenza a Torino nel 1984, di cui non rivela le motivazioni.

Interrogato sul perché torni spesso al passato nelle sue storie, il regista ha risposto: «Non so cosa raccontare dell’oggi e allora penso a quello che voglio dire e lo ambiento nel passato. Certo questo mi impedisce di fare film commerciali e lavorare in America». Pawlikowski, di origine ebraica, ha ricordato di aver lasciato la Polonia nel 1968, a undici anni, quando il regime comunista avviò una violenta campagna antisemita. «Quando ho lasciato la Polonia il mondo era totalmente diverso, fu un vero dramma per me abbandonare un Paese che mi aveva formato», ha aggiunto.

Sullo stato attuale delle cose: «Non capisco neanche come funziona il telefono, oggi è vero caos ideologico, Hezbollah e partito comunista tutto si mescola, il passato invece aveva una sua logica».

Riguardo a Thomas Mann, Pawlikowski ha confessato di aver letto parecchi suoi libri, ma non considera l’autore qualcuno da «attaccare al muro un ritratto» né pensa di fare un film esclusivamente su di lui. «Certo forse attaccherei un quadro di Cechov o anche di Rimbaud che da giovane era un mio mito, insomma ho scoperto che con l’età cambiano anche i gusti», ha detto.

Infine, sui protagonisti, il regista ha elogiato Sandra Hüller definendola «una personalità senza tempo» e ha sottolineato come l’attore che interpreta Mann possieda «un’eleganza naturale e un grande senso dell’ironia che qui funzionano alla perfezione». Ha poi raccontato di aver scoperto che l’attore aveva registrato i diari di Mann per un podcast molto ambizioso: «Si può dire che conoscesse la materia a menadito».