La Saffo storica e poetica e la Saffo leggendaria e popolare sono al centro di una mostra allestita alle Uccelliere Farnesiane sul Palatino, nel Parco archeologico del Colosseo a Roma. L’esposizione, che raccoglie quaranta opere, si inaugura il 15 ottobre e resterà aperta fino al 31 gennaio 2027.
La curatrice Silvia Romani ha spiegato all’ANSA la difficoltà di realizzare un’esposizione su Saffo, dovuta «all’estrema difficoltà di tenere insieme quei vuoti e quei pieni che caratterizzano la sua storia». «Noi ci siamo arrivati pensando che la frattura tra quello che abbiamo e non abbiamo, la natura un po’ a piccole isole, ad arcipelago corrispondesse proprio a Saffo, alla sua poesia fatta per frammenti, per piccole isole appunto», ha detto Romani.
Le Uccelliere Farnesiane ospitano in due padiglioni opere provenienti da collezioni private, musei e gallerie, molte delle quali mai esposte prima. Nel primo padiglione Saffo è ricostruita attraverso testimonianze materiali dell’antichità: vasi figurati, sculture, bassorilievi e dipinti, tra cui il Busto di Saffo incoronata di alloro di Giovanni Marchiori e la Saffo pompeiana che è diventata un’icona. Vi compaiono anche le due principali raffigurazioni dell’immaginario saffico, come il tuffo, evocato attraverso una proiezione che include la rara scena della poetessa nell’atto di lanciarsi dalla rupe di Leucade conservata nella Basilica sotterranea di Porta Maggiore a Roma.
Il tema della luna, presenza costante nei frammenti poetici, è richiamato con opere come La luna mancante avanti l’alba di Filippo Palizzi (circa 1865), che amplifica la dimensione contemplativa e notturna della poesia di Saffo.
Il secondo padiglione è dedicato alle metamorfosi di Saffo come icona e musa dall’Ottocento fino alla cultura pop. Vi si trovano opere come L’uovo di Saffo di Alda Merini ed Enrico Baj, La morte di Saffo di Gustave Moreau (1876) e la grande tela Saffo di Federico Faruffini (1865), insieme a oggetti di design e contemporanei quali la lampada Lesbo di Angelo Mangiarotti (Artemide, 1967) e lo Sappho Swatch del 1991.
L’esperienza sensoriale della mostra è accentuata da un profumo di rosa che si diffonde nello spazio e da due piccoli diorama ispirati all’idea del giardino saffico. Romani ha ricordato la relazione tra Saffo e la divinità delle rose: «Saffo invocava Afrodite, la dea greca dell’amore e divinità delle rose e diceva: ‘Vieni qui, vicino a me come mia alleata’ proprio nel senso di chi combatte al tuo fianco».
Promossa dal Parco archeologico del Colosseo e organizzata da Electa, la mostra Saffo è il secondo atto del progetto espositivo dedicato alle figure femminili dell’antichità più moderne dopo Penelope (19 settembre 2024 – 12 gennaio 2025), ospitata negli stessi spazi.
«La mostra ‘Saffo. Lo spirito della poesia’ offre al pubblico la possibilità di conoscere una delle figure più popolari della lirica greca, indagandone sia la fortuna attraverso i secoli che il suo aspetto misterico, così come rivelato dalla critica letteraria più recente che, da un lato, fa risalire la sua poetica allo spirito di Orfeo e, dall’altro lato, riconduce la sua pratica al sostrato spirituale della Grecia arcaica, in cui la trasmissione dei culti e del sapere iniziatico era affidato alla donna. Sorprendentemente, si arriva così a comprendere quanto la modernità di Saffo possa davvero trovare molteplici corrispondenze in una tradizione culturale ancora non pienamente compresa», ha dichiarato il direttore del Parco archeologico del Colosseo, Simone Quilici.
Il catalogo, edito da Electa, «rispecchia le intenzioni della mostra» e include un saggio di Camillo Neri, autore dell’edizione critica più aggiornata di tutti i frammenti lirici, un contributo di Nadia Fusini che attraversa estetiche liberty e déco e immaginari vittoriani, e un’analisi delle reinvenzioni moderne a cura di Alessandro Cavagna.



























































