sabato, Ottobre 17, 2026
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Roma: Silvestris (Aiom) su cancro al seno metastatico, ora puntare sulla qualità di vita

L’evoluzione dei trattamenti per il carcinoma mammario metastatico ha modificato in modo significativo lo scenario clinico, consentendo che “oggi sempre più donne sono curabili e diverse guariscono”. Lo ha affermato Nicola Silvestris, segretario nazionale Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e direttore del Dipartimento di Area medica dell’Irccs Istituto tumori Giovanni Paolo II di Bari, intervenendo oggi a Roma al convegno nazionale promosso da IncontraDonna presso la sede di Agenas. L’iniziativa rientra nel progetto Officina #Metastabile, in occasione della Giornata nazionale di sensibilizzazione sul tumore al seno metastatico.

Secondo Silvestris, questo cambiamento pone nuove sfide assistenziali: “Oggi l’obiettivo non è più soltanto la quantità di vita, ma la qualità di vita”. Tra gli aspetti fondamentali per migliorarla figura il supporto nutrizionale, definito con una metafora efficace: “La nutrizione è come un portamonete che abbiamo quando andiamo al supermercato per acquistare dei prodotti. Nel caso specifico, vogliamo acquistare vita e qualità di vita. Ma poi arriviamo alla cassa e dobbiamo pagare: nel portamonete dobbiamo avere il denaro necessario. Questo denaro è rappresentato anche dal nostro stato nutrizionale”.

Il medico ha ricordato che i dati della letteratura scientifica mostrano come un buono stato nutrizionale permetta di sottoporsi a più linee di terapia e di tollerare meglio i trattamenti, contribuendo così a migliorare sia la durata sia la qualità della vita. Per questo, ha sottolineato, “il supporto nutrizionale è fondamentale”.

Altro elemento essenziale è il sostegno psicologico: le donne con tumore al seno metastatico “hanno necessità di un supporto e di un accompagnamento per comprendere meglio ciò che stanno vivendo e il mondo che stanno attraversando”. Tuttavia, ha precisato Silvestris, questo aiuto “non sostituisce il ruolo del medico nella comunicazione con la paziente”. Occorre, ha aggiunto, “dare speranza e non illusione”, basando la speranza “sulla base di dati concreti” e mantenendola anche “quando le opzioni terapeutiche attive non sono più disponibili”.

Silvestris ha inoltre evidenziato il ruolo delle sperimentazioni cliniche, definendole “un’opzione terapeutica importante”. Le strutture sanitarie, ha detto, devono essere in grado di offrirle a chi riceve una diagnosi di malattia oncologica: non si tratta di qualcosa di secondario rispetto alla pratica clinica, ma di un aspetto fondamentale.

Per garantire un’assistenza adeguata alle donne con carcinoma mammario metastatico è necessario “fare rete, anzi essere rete nelle reti”, ha concluso. Occorre integrare le reti di patologia con quelle ospedaliere, regionali, nazionali e internazionali lungo tutto il percorso di cura, “dalla diagnosi precoce alla prevenzione, fino all’accompagnamento e alle cure simultanee”. “Quando riceviamo una diagnosi, veniamo lanciati da un trampolino. Ci deve essere una rete di protezione. Se questa funziona, la persona non cade mai. Se le reti in qualche punto si sfilacciano, il rischio è che la persona cada”, ha avvertito.