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Roma, Teatro Valle riapre il 16 ottobre ricordando Pirandello e I sei personaggi

Arrivò un taxi all’uscita posteriore e Luigi Pirandello, con la figlia Lietta, vi salì rapido, quasi premuto dentro dalla folla schiamazzante. “Belle dame ridevano ripetendo, con le bocche laccate: ‘Manicomio! Manicomio!’ Eleganti giovani incravattati sghignazzavano e insultavano. La figlia al braccio del padre tremava e i due non riuscivano quasi a muovere un passo. Altra gente accorreva fischiando e ridendo”, ricordò Orio Vergani qualche anno dopo. Era quasi la mezzanotte tra il 9 e il 10 maggio 1921, al termine della prima de I sei personaggi in cerca d’autore, diretta da Dario Niccodemi: una serata chiusa tra calorosi battimani, urla e fischi che sfociarono perfino in scontri fisici fra chi era entusiasta e chi si sentiva deriso dalla novità.

A cento cinque anni da quella serata il Teatro Valle riapre venerdì 16 ottobre, alla presenza del sindaco Roberto Gualtieri, dopo una chiusura di sedici anni. Il ritorno avviene al termine di un restauro complesso e accurato che ha bilanciato la ricostruzione filologica architettonica e artistica con le esigenze moderne di sicurezza. Sul palco sarà proposto anche un omaggio diretto a quella prima: lo scrittore Francesco Piccolo racconterà La sera della prima – Sei personaggi al Teatro Valle, ripercorrendo i fatti e la genesi dell’opera, nata anche da elementi della vita privata di Pirandello e destinata a scardinare alcuni principi della drammaturgia classica.

Considerato uno dei più bei teatri italiani, il Valle aprì il 7 gennaio 1727, opera degli architetti Tommaso Morelli e Mauro Fontana. Nel suo repertorio figurano successi di Goldoni, la prima romana del Don Giovanni di Mozart nel 1811 e le prime assolute di diverse opere di Gioachino Rossini, tra cui La Cenerentola nel 1817, oltre a prime di Gaetano Donizetti e al debutto, nel 1899, di Sogno di un tramonto d’autunno di Gabriele D’Annunzio con Eleonora Duse.

Il palazzo che ospita il teatro fu costruito intorno al 1530 da Lorenzo Lotti, detto il Lorenzetto, per il cardinale Andrea della Valle; passato poi alla nipote Faustina, moglie di Camillo Capranica, divenne noto come Palazzo Capranica. Il teatro, inizialmente interamente ligneo, si presentava come un classico teatro all’italiana, con cinque ordini di palchi e un loggione. Dopo interventi di manutenzione, nel 1822 il Governo Pontificio impose la ricostruzione in muratura: il progetto fu affidato a Giuseppe Valadier che, dopo il crollo di un arco costruito per il palcoscenico, passò l’incarico a Gaspare Salvi. Il nuovo teatro fu inaugurato il 26 dicembre 1822 con Il Corsaro di Filippo Celli. Seguirono ulteriori rifacimenti, tra cui le decorazioni floreali di Francesco Podesti nel 1888 e la ripittura del soffitto di Silvio Galimberti negli anni Trenta.

Dopo la guerra, dal 1954 il Valle fu preso in gestione dall’Ente Teatrale Italiano (Eti) fino all’abolizione dell’ente nel 2010 e alla conseguente chiusura del teatro. Per protesta, il Valle fu occupato nel 2011 da un gruppo di attori e lavoratori dello spettacolo che lo gestirono con alterne vicende fino al 2014. Terminata l’occupazione, la proprietà fu trasferita a Roma Capitale nel 2016 e, nel 2021, la sala fu intitolata a Franca Valeri, che lì aveva debuttato come attrice e autrice.

Il restauro, iniziato nel 2023 con una previsione iniziale di diciotto mesi, è stato co-finanziato da Roma Capitale e dal Ministero della Cultura per un totale di oltre 6,7 milioni. Tra gli interventi realizzati: il restauro conservativo della sala, il recupero degli spazi di distribuzione e circolazione del pubblico, il ripristino degli scaloni e della facciata di Valadier, l’eliminazione delle barriere architettoniche, la rifunzionalizzazione del palcoscenico e delle sue attrezzature e servizi, e l’adeguamento e la messa a norma degli impianti tecnologici. Affidato al Teatro di Roma, il Valle riapre con un cartellone per la stagione 2026-27 il cui primo spettacolo, dal 23 ottobre, sarà Escaped Alone di Caryl Churchill, con la regia di Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni.

La prima dei Sei personaggi non convinse subito la critica: Fausto Maria Martini su la Tribuna e Arnaldo Frateili su L’Idea nazionale non colsero la novità, quest’ultimo parlando ironicamente di “commedia che resta da fare”, mentre Adriano Tilgher su Il Tempo osservò una “confusione che si spande su tutta la commedia e la annebbia tutta”. Il riconoscimento del valore dell’opera arrivò con la prima milanese, il 27 settembre al Manzoni, quando il pubblico decretò un successo pieno e la critica ne scoprì il senso tragico profondo; Marco Praga su L’Illustrazione Italiana la definì “opera d’arte di un’originalità rara”. Il debutto parigino nell’aprile 1923, con la regia di Georges Pitoeff, segnò l’inizio del successo internazionale che culminò con l’assegnazione del Nobel nel 1934.