Il piccolo studiolo «rosso futurista» di Giacomo Balla, lo spazio domestico che l’artista concepì e realizzò come laboratorio e pensatoio, recupera parte della sua originale fisionomia. Alcuni arredi che erano rimasti in possesso degli eredi sono tornati nella casa di via Oslavia a Roma: tra questi i mobili e gli oggetti che facevano parte dello studiolo, un locale con finestra sulle scale interne pieno di quadri, panchette e libri. Sul muro dello studiolo è ancora visibile inciso un vecchio numero di telefono dei pompieri, che la figlia Elica aveva scolpito sulla parete.
La restituzione restituisce una fotografia reale di come, nella visione futurista di Balla, arte e vita si integrassero nello spazio domestico. L’abitazione di via Oslavia è concepita come un’opera d’arte totale: Balla progettò, dipinse e costruì molti elementi con le proprie mani, dagli scaffali e gli armadi a tavoli, sedie, sgabelli, posaceneri, paraventi, cornici e perfino abiti.
Oltre agli arredi dello studiolo e ad altre tre opere su carta, sono rientrati nell’appartamento 11 elementi della cosiddetta Stanza gialla e verde, mobili che nella precedente abitazione ai Parioli arredavano la camera da pranzo e che nella casa del quartiere Della Vittoria diventarono la camera da letto della figlia Elica Balla. Il mobilio dello studiolo proviene dai tre fratelli Balla, eredi in quanto discendono dallo zio di Giacomo Balla; i mobili della stanza giallo-verde, compreso il letto e la credenza, sono arrivati tramite il nipote dell’avvocato Roberto Donati, collegati alla linea di discendenza di Elica Balla.
Arredi, stipi e quanto resta dell’allestimento originario saranno impiegati per custodire l’ingente materiale archivistico conservato nella casa: disegni di Balla e delle figlie, corrispondenza, fotografie, libri, oltre a oggettistica e complementi d’arredo. Tra gli oggetti figurano anche piatti, bicchieri e tovaglie decorate e ricamate a mano dalle figlie di Balla in stile futurista, e i noti abiti futuristi «antineutrali», progettati dallo stesso artista e volutamente opposti alla sobrietà della moda tradizionale.
Molta parte di questo patrimonio era stata accantonata in una stanza adiacente alla cucina, chiusa e blindata negli anni in cui la casa era già aperta alle visite. In vista della riapertura al pubblico, gli oggetti sono attualmente in fase di catalogazione e riallestimento nell’appartamento, dal quale non potranno più uscire, con l’intento di fermare il tempo — fino al ventennio del secolo scorso e poco oltre — tra le pareti di quella che resta un’opera d’arte totale, come la concepì il suo geniale inquilino.

























































