martedì, Ottobre 20, 2026
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Roma, Zvyagintsev: Minotaur è il mio delitto senza castigo nella Russia di oggi

Alla Festa di Roma è stato presentato Minotaur, Il labirinto del potere, il film del regista russo dissidente Andrey Zvyagintsev. La pellicola, proiettata nella sezione Grand Public e in sala dal 29 ottobre con Bim, ha già ottenuto a Cannes il Grand Prix Speciale della Giuria.

Zvyagintsev ha spiegato che il suo film «è molto lontano da un dramma della gelosia qualsiasi» e ha richiamato l’opera di Dostoevskij: «Un po’ come fa Dostoevskij che parte spesso nei suoi romanzi da una tragedia, da un fatto violento per arrivare a raccontare le persone, le cose e gli uomini, ‘Minotaur’ ricorda un po’ ‘Delitto e castigo’, ma si potrebbe definire un delitto senza castigo, non a caso è ambientato nella Russia di oggi».

La storia è ambientata nella Russia del 2022. Protagonista è Gleb (Dmitriy Mazurov), dirigente di un’azienda di logistica e imprenditore di successo, che vive con la moglie Galina (Iris Lebedeva) e il figlio in una grande casa di una città di provincia. Sul piano professionale il mondo di Gleb subisce crescenti pressioni dall’inizio della guerra in Ucraina, che impone all’azienda sempre più richieste. Quando scopre il tradimento della moglie con un fotografo più giovane, Anton (Yuriy Zavalnyouk), risolve la situazione «da uomo ricco e potente» in un Paese descritto come corrotto e in guerra. La guerra è mostrata prevalentemente attraverso dettagli visivi — manifesti strappati, silenzi — con un’unica scena più esplicita in cui giovani militari salutano le loro madri prima di partire per il fronte.

Zvyagintsev ha detto di essersi ispirato a The Unfaithful Wife di Claude Chabrol, trasformando quel modello in «una parabola sulla Russia contemporanea». Dal punto di vista produttivo il film nasce in esilio: il regista, Leone d’Oro per l’opera prima a Venezia nel 2003 con The Return (Il ritorno), vive oggi in Francia e ha affermato di non poter più lavorare liberamente in Russia.

Alla Festa di Roma Zvyagintsev, sollecitato su questioni politiche, ha ricordato le sue origini e i limiti percepiti: «Sono nato in un Paese dove non c’è vera politica, non ci sono vere elezioni né libertà di parola, dovete considerare questo handicap e poi non sono un politologo». Ha aggiunto di non chiamare il presidente russo per nome, ma solo «Presidentе», e ha affermato che «le elezioni in Russia non esistono certo nella forma in cui ci sono in Europa e Stati Uniti. Io ne sono il primo testimone, non ho mai votato in vita mia. I politici in Russia — sottolinea — non sono eletti sono ‘nominati’ e noi intellettuali non abbiamo possibilità di influire in nessun modo».

Il regista ha inoltre raccontato un episodio legato alla premiazione di Cannes: ricevendo il Grand Prix Speciale della Giuria si è sentito in dovere di rivolgersi al Presidente e «l’ho invitato a mettere fine alla guerra con l’Ucraina». Secondo Zvyagintsev, la risposta è arrivata da Dmitry Peskov, portavoce del Presidente, che gli avrebbe detto che «io non avevo voce in capitolo e non dovevo osare parlare». «Insomma io non avevo voce proprio come i tanti milioni di cittadini russi», ha concluso il regista.