Yumin Abbadini ha conquistato per la prima volta una finale mondiale alla sbarra. Il ginnasta dell’Aeronautica Militare, cresciuto sotto la guida di Alberto Busnari all’Accademia di via Ovada a Milano, si è qualificato con l’ottavo punteggio (14.166) ai Campionati del Mondo di Rotterdam. Per il venticinquenne azzurro non è tutto: Abbadini accederà anche alla finale del concorso generale individuale, dalle cui qualificazioni è uscito in tredicesima posizione (81.065).
Si tratta di due impegni importanti e diversi: da un lato la completezza tecnica richiesta dal concorso generale, dall’altro la specialità in cui ha deciso di investire maggiormente. Per la sbarra Abbadini ha aumentato il valore di partenza a 5.9 e ha introdotto l’elemento complesso e spettacolare del Pegan.
Il cammino verso questa prima finale mondiale alla sbarra non è stato lineare. «Sono stato prima riserva ad Anversa, nel 2023, e anche alle Olimpiadi di Parigi», ha ricordato il ginnasta. «In quelle due occasioni, sinceramente, non me lo aspettavo neanche troppo: già arrivare nono era stato un risultato inaspettato. Però oggi posso dire che mi sarebbe piaciuto molto entrare in finale e il fatto di esserci finalmente riuscito mi dà tanta soddisfazione. Dopo quelle occasioni in cui non ero riuscito a qualificarmi, questa è davvero una bella sensazione».
La sbarra, ha osservato Abbadini, sembra interpretare al meglio le sue caratteristiche: dinamismo, coraggio, sensibilità tecnica e capacità di orientamento nello spazio. E proprio su questo attrezzo vede margini di miglioramento: «Probabilmente è l’attrezzo che mi piace di più, anche perché so di poter fare ancora meglio. Credo di poter arrivare a proporre un esercizio con una difficoltà superiore e quindi di avere la possibilità di incrementare ulteriormente il mio livello. Mi piacerebbe puntare tanto sulla sbarra, pur continuando naturalmente a lavorare sul concorso generale. Anche al cavallo con maniglie, per esempio, ho un buon esercizio, anche se non ancora al livello di quello della sbarra».
Nei prossimi confronti Abbadini ritroverà atleti di alto livello. «Ce ne sono tantissimi. In questo momento considero il giapponese Maeda Fusuke uno dei più forti, anche se purtroppo ha commesso un errore in qualifica. Poi c’è Tang Chia-Hung di Taipei, secondo provvisorio con 14.566 e sicuramente uno dei migliori, e il colombiano Angel Barajas. Sono due ginnasti di grandissimo livello, che ritroverò in finale insieme ai giapponesi Shohei Kawakami e Shinnosuke Oka, l’australiano Jesse Moore, il russo Sergei Naidin e il colombiano Camilo Vera. Non vedo l’ora di confrontarmi con loro».
Tra i modelli del passato Abbadini cita anche Igor Cassina, campione olimpico ad Atene 2004, che il ginnasta ha avuto l’opportunità di incontrare quando era ancora giovanissimo. «Sì, ero molto piccolo, ma ho avuto occasione di conoscerlo. Intorno al 2010 avevo iniziato ad andare ad allenarmi a Milano qualche giorno alla settimana e frequentavo Meda. Lì ogni tanto vedevo Igor. Sicuramente è stato una fonte di ispirazione».


























































