C’è una continuità che attraversa generazioni e materiali. È quella che porta la polvere del marmo, che un tempo imbiancava il laboratorio della famiglia Grassi a Rovato, a riaffiorare oggi nel lavoro dello scultore Giorgio Mondia, nato a Chiasso e residente a Balerna. La vicenda di Mondia intreccia radici artigiane, formazione e una scelta professionale che ha riconnesso il presente alle origini familiari.
La passione per la pietra affonda nel Settecento, quando un antenato lasciò Rancate, nel Canton Ticino, per la Franciacorta come scalpellino. L’eredità si è trasmessa fino ad Arturo Grassi, nonno materno dell’artista, che si definiva “marmista e scultore”, e al laboratorio dello zio a Rovato, dove Mondia trascorreva le estati dell’infanzia. Ricordi di polvere bianca, strumenti e superfici trasformate sono diventati stimolo creativo anche dopo la chiusura del laboratorio familiare.
Mondia ha studiato giurisprudenza all’Università di Losanna e ha esercitato la professione legale e notarile fino al 2024, quando ha deciso di chiudere lo studio per dedicarsi completamente alla scultura, coltivata a lungo nel tempo libero. Si è formato alla Scuola di Scultura di Peccia e nel laboratorio dello scultore Alnassar a Carrara, aprendo progressivamente il proprio lavoro al pubblico con partecipazioni a mostre collettive e personali.
Al centro della sua poetica c’è il rapporto con la materia, intesa come interlocutrice. “Scolpire significa entrare in dialogo con la materia, non imporle una forma”: in questa concezione la pietra orienta il gesto creativo attraverso le sue caratteristiche, resistenze e possibilità, suggerendo talvolta direzioni impreviste. Accanto alla pietra, anche il legno è parte del confronto. Mondia privilegia la percezione rispetto alla progettazione puramente intellettuale: con un “silenzio interiore” cerca di cogliere la forza vitale e la bellezza autentica delle cose, talvolta visibili negli esseri umani attraverso gesti spontanei, secondo la sua sensibilità con maggiore immediatezza nella natura e negli animali selvatici. Fondamentale è anche la misura del fermarsi, quando ulteriori interventi rischiano di sottrarre espressività all’opera.
Il percorso espositivo ha testimoniato la maturazione della ricerca. Nel 2024 Mondia ha partecipato a “Canobbio Espone” e a “Panorama”, organizzata a Peccia per i quarant’anni della Scuola di Scultura; nel 2025 ha presentato una personale presso la Banca Raiffeisen di Mendrisio e Valle di Muggio, a Castel San Pietro; nel 2026 è stato presente alla collettiva “Piazza Grande / Vetrina sotto i portici”, a Morcote. Il prossimo appuntamento è fissato per sabato 24 ottobre 2026 con il vernissage di “Group Show” alla Galleria Poma di Morcote, esposizione realizzata in collaborazione con Artway: la collettiva riunirà dodici artisti e prevede un premio assegnato da una giuria indipendente consistente in una residenza artistica.
La vicenda di Mondia mostra come un’eredità sopravviva non nella ripetizione immobile dei gesti, ma nella capacità di reinterpretarli. Il filo che unisce Rancate a Rovato, la Franciacorta al Canton Ticino e gli scalpellini del passato alla sensibilità contemporanea è culturale, fatto di memoria e trasformazione: la polvere di marmo che un tempo avvolgeva il laboratorio di famiglia torna così a posarsi sul presente, non come residuo di un mestiere scomparso, ma come segno di una continuità ritrovata. Per Mondia, prima ancora di essere modellata, la pietra va ascoltata.





























































