Sta diventando virale un video che riprende l’uccisione di un cinghiale avvenuta nei giorni scorsi sulle alture di Legino, frazione di Savona. L’allarme è stato lanciato dal Partito Animalista Italiano (PAI) e dall’Osservatorio Savonese Animalista (OSA).
Secondo le associazioni, le immagini suscitano indignazione e pietà ma pongono anche «interrogativi inquietanti sulle modalità di gestione dell’animale abbattuto e sul rispetto delle procedure di biosicurezza». Savona, ricordano PAI e OSA, rientra nelle zone soggette a restrizioni per la presenza di focolai di peste suina africana; in questo contesto la gestione dei corpi non è un dettaglio burocratico ma una questione sanitaria che richiede il rigoroso rispetto delle misure previste.
Tra le misure citate c’è la necessità di evitare la dispersione di liquidi biologici, in particolare sangue potenzialmente contaminato. Nel filmato, denunciano le associazioni, si vede un cinghiale appena ucciso, ancora sanguinante, trascinato lungo il bosco da una persona la cui qualifica non è possibile accertare dalle sole immagini: «non è possibile capire se si tratti di un cacciatore autorizzato, di una guardia venatoria o di un altro operatore».
PAI e OSA chiedono dunque chiarimenti sulla conformità delle modalità mostrate nel video alle procedure previste e sulla corretta applicazione delle misure di biosicurezza. Rivolgono una domanda precisa a Regione Liguria, Provincia e ai Comuni interessati: quali controlli vengono effettuati e quali garanzie vengono offerte ai cittadini affinché le operazioni di abbattimento e la successiva gestione degli animali avvengano nel pieno rispetto delle norme sanitarie?
Le associazioni sottolineano che «non basta invocare la biosicurezza quando si devono giustificare gli abbattimenti. La biosicurezza deve essere rispettata concretamente, in ogni fase delle operazioni, e il rispetto delle regole deve poter essere verificato».
Infine PAI e OSA mettono in discussione l’efficacia della strategia basata sugli abbattimenti: la caccia viene spesso presentata come strumento per contenere le popolazioni di cinghiali e contrastare la peste suina africana, ma «l’efficacia degli interventi deve essere valutata sulla base dei risultati, dei dati epidemiologici e delle evidenze scientifiche, non di slogan o di automatismi». Se l’obiettivo è proteggere gli allevamenti, la salute animale e il territorio, concludono, servono procedure rigorose, controlli trasparenti e strategie realmente efficaci: «Non basta abbattere: bisogna dimostrare che ciò che si fa sia utile, proporzionato e conforme alle regole».





























































