Una nuova analisi suggerisce che Simonetta Vespucci, la nobildonna considerata la musa di Sandro Botticelli e tradizionalmente collegata alla Venere del celebre dipinto, potrebbe essere morta a 23 anni per le complicazioni di un tumore dell’ipofisi anziché per tubercolosi. Lo studio, guidato da Paolo Pozzilli, professore onorario di Diabetologia e Ricerca clinica alla Queen Mary University of London, è stato pubblicato sulla rivista Medical Humanities del gruppo BMJ.
I ricercatori hanno esaminato con attenzione i particolari anatomici degli occhi raffigurati nelle opere attribuite alla figura di Simonetta, individuando segni che definiscono compatibili con la presenza di una massa tumorale ipofisaria, pur senza poter stabilire una diagnosi certa a distanza di cinque secoli. Il lavoro è firmato, oltre a Pozzilli, da Maria A. Camilletti, Giovanna Strano e Andrea Salerno ed è il terzo contributo scientifico dedicato a questa ipotesi, dopo quelli pubblicati nel 2019 e nel 2026.
Simonetta, nata Cattaneo a Genova intorno al 1453 e morta nel 1476 a soli 23 anni, era sposata a sedici anni con Marco Vespucci. Divenuta una delle figure femminili più celebrate della Firenze rinascimentale e ammirata anche negli ambienti della famiglia Medici, è tradizionalmente identificata con la figura femminile rappresentata da Botticelli nella Nascita di Venere e nella Primavera; secondo la tradizione, il pittore chiese di essere sepolto ai suoi piedi.
Al centro dell’indagine c’è lo strabismo della Venere di Botticelli, caratteristica dello sguardo che divenne un elemento riconoscibile dell’ideale di bellezza rinascimentale e fu ripresa anche da altri artisti. I ricercatori hanno rilevato, nelle tele esaminate, un rigonfiamento dei tessuti intorno agli occhi più evidente sul lato sinistro, una congiuntiva che appare rilassata o ripiegata e un possibile accumulo di liquido nei tessuti sottostanti; un gonfiore meno marcato sarebbe visibile anche intorno all’occhio destro.
Secondo gli autori, la combinazione di queste alterazioni con lo strabismo potrebbe essere associata a un tumore ipofisario di grandi dimensioni. L’ipofisi è una piccola ghiandola alla base del cervello che controlla la produzione di ormoni; una massa in quella sede può interferire con le strutture nervose vicine e determinare disturbi della vista e nei movimenti oculari. In studi precedenti Pozzilli aveva ipotizzato anche la possibilità di un episodio di apoplessia ipofisaria, una complicazione acuta che può comportare emorragia all’interno della lesione, ma la nuova analisi non dimostra che tale episodio si sia effettivamente verificato.
“Sandro Botticelli era un artista brillante, che rappresentava i suoi soggetti con grande realismo. Non sorprende quindi che abbia lasciato nei suoi dipinti testimonianze mediche che possiamo leggere a distanza di secoli”, afferma Pozzilli. “Lo strabismo della Venere nei ritratti di Simonetta Vespucci racchiude un paradosso commovente: un tempo celebrato come espressione suprema della bellezza divina nell’arte rinascimentale e ripreso da artisti come Bronzino, oggi si rivela come un possibile, sottile presagio della sua morte”, aggiunge il ricercatore.
Gli autori sottolineano tuttavia i limiti importanti dell’indagine: le immagini pittoriche non costituiscono documentazione clinica e i particolari anatomici possono rispecchiare scelte stilistiche dell’artista. Anche l’identificazione di Simonetta come modello delle figure dipinte da Botticelli appartiene alla tradizione storico-artistica e non equivale a una prova medica. Senza resti biologici o documenti clinici conclusivi non è possibile confermare retrospettivamente né la presenza di un tumore né la causa effettiva della morte.
Lo studio, intitolato Pituitary neuroendocrine tumour and strabismus in a young woman who died in 1476, propone dunque una spiegazione alternativa alla diagnosi storica di tubercolosi, basata sulla compatibilità tra alcuni segni raffigurati nei dipinti e i possibili effetti di una patologia ipofisaria, riaprendo il confronto sulle circostanze della morte di una delle figure femminili più celebri del Rinascimento.



























































