SpaceX punta a raccogliere 40 miliardi di dollari per finanziare un maxi ordine di microchip Nvidia, con un operazione di finanziamento guidata da Apollo Global Management, secondo fonti informate sulla vicenda.
La società intende ottenere circa 10 miliardi di dollari tramite prestiti bancari e 30 miliardi attraverso debito di grado investment-grade, con la chiusura dell’operazione attesa per il 2027. Il private equity Apollo, ha riferito il Financial Times, è a capo dell’operazione e sta contribuendo a collocare il debito presso un’ampia base di investitori; tra i finanziatori in trattativa figura il colosso dei bond Pimco.
I piani di finanziamento evidenziano le ingenti risorse destinate a sostenere investimenti in data center, chip e altre infrastrutture alla base dell’intelligenza artificiale. Grazie al rating creditizio BBB, il secondo livello più basso della categoria investment grade, fondi pensione e compagnie assicurative potrebbero essere interessati ad acquistare il debito di SpaceX.
L’accordo rafforzerebbe i legami tra SpaceX e Nvidia, dopo l’impegno di Elon Musk a puntare sulla tecnologia del gruppo californiano per le iniziative nel campo dell’IA. “Abbiamo deciso di basarci esclusivamente su Nvidia perché riteniamo che l’architettura Vera Rubin sia la migliore”, aveva ammesso Musk ad agosto nella presentazione dei risultati finanziari di SpaceX, riferendosi alla piattaforma di intelligenza artificiale messa a punto da Nvidia. “Riteniamo che sia il miglior computer per l’IA e apprezziamo molto la nostra stretta collaborazione e partnership con Nvidia a diversi livelli”, aveva aggiunto. Dalla prospettiva di Jensen Huang, sarebbe un altro successo per Nvidia, impegnata a fronteggiare la crescente concorrenza di altri produttori di microchip.
SpaceX aveva ottenuto un rating investment grade poco dopo la sua offerta pubblica iniziale da 86 miliardi di dollari, avvenuta a giugno. Meno di due settimane dopo l’IPO aveva collocato obbligazioni di alta qualità per 25 miliardi di dollari. Nei giorni successivi quei titoli hanno però subito vendite massicce a causa delle preoccupazioni legate al crescente indebitamento e agli ingenti investimenti in conto capitale, pur mantenendo l’appeal presso gli investitori.



























































