Spotify ha annunciato una serie di misure per limitare la circolazione di brani musicali generati con l’intelligenza artificiale considerati spam o di scarsa qualità. Secondo i dati diffusi dall’azienda, nel corso del 2026 circa 50 milioni di tracce etichettate con questi criteri sono state escluse dagli algoritmi di raccomandazione e dalle playlist curate dalla redazione interna, con l’obiettivo di favorire la produzione degli artisti umani.
La decisione arriva dopo il monitoraggio delle abitudini di ascolto, che ha evidenziato una tendenza degli utenti a ignorare o scartare frequentemente i brani generati dall’IA. Per identificare queste tracce, Spotify combina l’analisi dei metadati, le segnalazioni degli utenti e l’uso di software di terze parti progettati per riconoscere l’audio sintetico, pur riconoscendo i limiti di questi strumenti di fronte alla rapida evoluzione delle tecnologie generative.
“Lavoriamo per identificare con maggiore sicurezza contenuti di scarsa qualità o spam”, si legge in una nota dell’azienda.
L’esclusione dai motori di raccomandazione non comporta la rimozione fisica dei file dal catalogo, a differenza di altre piattaforme concorrenti che hanno adottato filtri di blocco per gli utenti o sospeso le royalty per l’audio interamente artificiale. Per contrastare la monetizzazione da parte di soggetti terzi, Spotify fa perno sulla soglia minima di mille riproduzioni necessarie per l’erogazione dei diritti d’autore, a cui affianca l’introduzione di etichette nei crediti per segnalare l’impiego dell’intelligenza artificiale e l’estensione dei controlli sui profili verificati.


























































