La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio si è estesa nel Sud Italia e ha iniziato a incidere sulla distribuzione delle merci. I blocchi hanno interessato strade, autostrade e porti e, in alcune aree di Campania, Calabria e Sicilia, nei supermercati si segnalano già carenze, soprattutto di prodotti freschi. A rischio sono anche le aziende agricole, con merci deperibili che potrebbero non raggiungere i mercati.
In Campania, lunedì 19 ottobre si sono registrate code sull’A1 tra Caserta e Napoli e disagi sull’A30, dove nella notte era stato chiuso un tratto. La mobilitazione ha raggiunto il porto commerciale di Napoli, con alcuni camion posizionati per bloccare il varco principale. In Puglia decine di tir partiti da Altamura hanno raggiunto Bari e si sono fermati in presidio davanti alla sede della Regione; il presidente Antonio Decaro ha incontrato alcuni rappresentanti dei trasportatori e ha annunciato l’avvio di un tavolo con le altre Regioni del Mezzogiorno coinvolte. Sulla provinciale 231, nei pressi di Bari, si sono verificati altri blocchi promossi da agricoltori e autotrasportatori.
In Sicilia la protesta si è parzialmente allentata e da lunedì sono riprese le consegne di frutta e verdura, ma permangono le ripercussioni dei giorni di fermo, che hanno rallentato i rifornimenti e causato danni alla filiera agroalimentare. Secondo le stime di Confcommercio Sicilia, nei cinque giorni di protesta le perdite per la grande distribuzione e per la filiera del fresco hanno raggiunto complessivamente tra i 40 e i 50 milioni di euro.
L’allarme riguarda anche il carburante: alcuni distributori sono rimasti senza scorte dopo che diverse autobotti non hanno effettuato le consegne programmate ai depositi. In Sicilia il settore del trasporto pubblico teme possibili riduzioni delle corse se i rifornimenti non dovessero riprendere regolarmente; in caso di carenze, il carburante disponibile verrebbe destinato alle tratte principali e alle fasce orarie di maggiore necessità.
Le conseguenze dei blocchi si avvertono anche nei campi. Confcooperative chiede che venga garantito il transito dei prodotti deperibili, mentre Confagricoltura avverte del rischio che una parte delle merci resti invenduta o vada perduta. In Campania il presidente regionale di Confagricoltura, Fabrizio Marzano, ha segnalato il pericolo di prodotti bloccati nelle aziende e di ulteriori carenze sugli scaffali. Particolare preoccupazione riguarda il Pomodoro di Pachino Igp: tonnellate di prodotto non sarebbero state raccolte perché impossibile garantirne la consegna. Nella Piana di Gioia Tauro la solidarietà inizialmente espressa ai camionisti sta lasciando spazio alla rabbia dei produttori di kiwi, per i quali la raccolta non può essere rinviata senza rischiare perdite economiche.
Sul fronte delle richieste, Trasportounito chiede un aumento del 15% delle tariffe dell’autotrasporto e minaccia, in assenza di risposte, il blocco totale. Gli autotrasportatori siciliani hanno invece manifestato la disponibilità a revocare il fermo.
Il confronto decisivo è atteso martedì 20 ottobre in Prefettura a Milano, dove il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini incontrerà le associazioni nazionali di categoria e, nel pomeriggio, le sigle locali e autonome. La riunione è stata anticipata rispetto alla data inizialmente prevista del 27 ottobre a causa dell’estensione delle proteste. Salvini si è detto fiducioso sulla possibilità di sbloccare fondi attesi da tempo, ascoltare le richieste del settore e avviare un dialogo per ridurre la pressione sulle strade. Dall’esito dell’incontro dipenderà la prosecuzione della mobilitazione.
Nel frattempo, le organizzazioni del commercio e dell’agricoltura chiedono che siano garantiti almeno i trasporti delle merci fresche, per limitare le perdite delle imprese e i disagi per i consumatori.





























































