sabato, Ottobre 17, 2026
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Taranto, Genova e Novi Ligure: i commissari confermano che gli ex Ilva non chiudono

I commissari straordinari di Adi in amministrazione straordinaria hanno confermato che gli stabilimenti ex Ilva di Taranto e di Genova non chiudono e continuano a produrre. Hanno inoltre precisato che lo stabilimento di Novi Ligure non sarà soggetto a chiusura. Per contenere gli effetti della contrazione produttiva, tutelare il più possibile i livelli occupazionali e salvaguardare l’indotto è stato attivato un piano di intervento, si legge in una nota dei commissari.

I lavoratori dello stabilimento ex Ilva di Cornigliano hanno lasciato la prefettura di Genova e sono tornati in presidio davanti a Palazzo del Governo. Attendono un documento conclusivo dell’incontro tra commissari e sindacati nazionali, che dovrà fornire risposte sull’acquisto dei coils necessari per far proseguire il lavoro nello stabilimento genovese.

Rispondendo al question time alla Camera, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha detto che la possibilità di separare l’area nord dall’area di Taranto era già prevista nell’aggiornamento della gara in corso, ma che “nessuno ha fatto una proposta per gli interi stabilimenti del nord”. Secondo il ministro, alcuni gruppi hanno manifestato interesse per l’intero complesso produttivo, altri hanno chiesto singoli stabilimenti, ma “allo stato attuale nessuno ha fatto una proposta per l’area nord separata di quella di Taranto”. Urso ha aggiunto di aver indicato questa possibilità, tra l’altro, in un incontro con Federacciai e durante una visita a Genova, e ha sottolineato che, in teoria, lo si può ancora fare negli ultimi giorni della fase negoziale prima della chiusura il 9 di novembre del deposito delle proposte vincolanti; tuttavia, ha concluso, “allo stato nessuno lo ha fatto”.

Il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, ha dichiarato all’ANSA che è urgente riaprire il confronto per dare risposte al rischio di crescente tensione dopo tre giorni di sciopero e manifestazioni in tutti gli stabilimenti ex Ilva. Pur riconoscendo che la tutela prevista dal decreto è “importante e indispensabile”, De Palma ha sottolineato che “non basta”: occorre allungare la tutela e contrattare un piano sociale della transizione per favorire uscite volontarie. La Fiom chiede inoltre “un piano per garantire la continuità produttiva e occupazionale delle lavorazioni non sottoposte a fermo giudiziario a Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi con tutte le azioni necessarie in tempi certi ad alimentare le aree a freddo e le manutenzioni”. “È necessario ascoltare le lavoratrici e i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali a Palazzo Chigi, ma anche in Parlamento perché abbiamo proposte concrete e realizzabili”, ha concluso De Palma.