giovedì, Ottobre 22, 2026
Home Informazione Locale Cuneo Torino, Piemonte e Liguria inviano al Governo un documento congiunto per l’ex...

Torino, Piemonte e Liguria inviano al Governo un documento congiunto per l’ex Ilva

Si è svolto nella mattinata di mercoledì 21 ottobre al Grattacielo Piemonte di Torino il vertice congiunto convocato dalle giunte regionali di Piemonte e Liguria per affrontare la crisi del gruppo ex Ilva, con particolare attenzione alle prospettive dei siti produttivi del Nord-Ovest.

All’incontro, guidato dai presidenti delle due regioni Alberto Cirio e Marco Bucci, hanno partecipato l’assessore al Lavoro piemontese Maurizio Marrone, gli assessori regionali Daniela Cameroni ed Enrico Bussalino, gli assessori liguri Alessio Piana e Paolo Ripamonti, i sindaci dei territori coinvolti tra cui il primo cittadino di Racconigi Valerio Oderda, i commissari straordinari di Ilva e di Acciaierie d’Italia e le rappresentanze sindacali.

I dati presentati fotografano una situazione critica. In Piemonte la vertenza ex Ilva coinvolge complessivamente 614 lavoratori, di cui 542 nello stabilimento di Novi Ligure e 72 a Racconigi. Per 585 lavoratori dei siti piemontesi è stato richiesto un nuovo intervento di cassa integrazione: 515 dipendenti a Novi Ligure e 70 a Racconigi. A questo si aggiunge lo stabilimento Sanac di Gattinara, che occupa circa 55 lavoratori di cui 50 in cassa integrazione; è in corso una trattativa per il rilancio, ma permane forte preoccupazione per il crescente ricorso agli ammortizzatori sociali e per le ricadute della crisi sugli stabilimenti piemontesi e sulle realtà produttive collegate.

In Liguria il fermo riguarda oggi 280 dei 917 lavoratori dello stabilimento genovese di Cornigliano (con una nuova istanza si arriverebbe a 870) e tutti i 193 lavoratori Ilva in amministrazione straordinaria. La capacità produttiva è ferma al 38% del potenziale, con la possibilità che gli attuali volumi possano aumentare notevolmente con un minimo di investimenti e interventi manutentivi. Anche lo stabilimento Sanac di Vado Ligure occupa circa 50 dipendenti, tutti in cassa integrazione.

Dal confronto è emerso un documento unitario in cinque punti indirizzato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Mimit. Il testo ribadisce l’unità societaria del gruppo ma chiede il superamento del vincolo di esclusività delle forniture da Taranto, consentendo ai siti di Racconigi, Novi Ligure e Genova di approvvigionarsi da fornitori esterni. Tra le altre richieste figurano un piano operativo di ordini, la parità di trattamento per i lavoratori dell’indotto rispetto ai colleghi pugliesi, l’attivazione immediata dell’anticipo della cassa integrazione tramite accordi bancari regionali e la costituzione di un tavolo permanente di monitoraggio.

«Dal tavolo ex Ilva che abbiamo riunito questa mattina esce una posizione chiara e condivisa: difendere il lavoro e garantire la continuità produttiva degli stabilimenti, per dare certezze ai lavoratori e alle loro famiglie» dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il vice e assessore al Lavoro Maurizio Marrone e gli assessori Enrico Bussalino e Daniela Cameroni. «Piemonte e Liguria hanno scelto di fare squadra, condividendo una serie di priorità che porteremo avanti, insieme al Governo nazionale. La prima riguarda il futuro industriale del gruppo: riteniamo fondamentale preservarne l’unità, ma questo non può impedire agli stabilimenti di Novi Ligure, Racconigi e Genova di approvvigionarsi anche da fornitori esterni a Taranto. Per questo chiediamo un piano operativo di ordini e acquisti, con tempi e impegni precisi, che dimostri la concreta possibilità di riprendere le lavorazioni e preveda anche la riattivazione dello stabilimento di Racconigi». Proseguono: «Altrettanto importante è la tutela occupazionale: chiediamo che ai lavoratori dell’indotto piemontese e ligure siano garantite le stesse tutele previste per quelli pugliesi. Come Regione Piemonte siamo inoltre pronti ad attivare immediatamente il meccanismo di anticipazione della cassa integrazione, per evitare che i ritardi nei pagamenti ricadano sulle famiglie. È una misura che il Piemonte ha e ha già utilizzato e che può essere un modello anche per Regione Liguria. Infine, abbiamo deciso di rendere permanente il tavolo congiunto Piemonte-Liguria, che accompagnerà tutte le fasi della vertenza fino all’individuazione di una nuova proprietà».

La Fiom Cgil di Cuneo ha espresso forte preoccupazione per lo stallo della fabbrica cuneese e ha chiesto «un tavolo ad hoc per Racconigi nel quale l’azienda risponda alle sollecitazioni», ha spiegato Domenico Calabrese della segreteria provinciale Fiom Cuneo. «Per i siti di Novi Ligure e Racconigi serve un piano di approvvigionamento di materia prima che assicuri la continuità produttiva se Taranto non è in grado di fornire il prodotto. Risposte urgenti vanno date a un tavolo locale con al primo punto la ripartenza del sito attraverso l’approvvigionamento dei coils, che attualmente vengono venduti invece di essere lavorati in sede: questo non è più accettabile. Racconigi può lavorare e fare a meno della cassa integrazione indipendentemente da Taranto. L’Ilva va mantenuta unita, ma se un sito viene sostanzialmente chiuso non c’è alcuna unione. Positivo l’impegno della Regione Piemonte sull’anticipo degli ammortizzatori sociali».

Sulla vicenda sono intervenuti congiuntamente anche i gruppi consiliari regionali di minoranza. «Lo stabilimento di Racconigi è ormai fermo da un anno e ben presto la stessa sorte toccherà a Novi Ligure, col rischio che la sospensione temporanea diventi chiusura definitiva», affermano i consiglieri regionali Domenico Ravetti del Pd, Pasquale Coluccio del M5s, Alice Ravinale di Avs e Vittoria Nallo di Italia Viva. «Monitoreremo affinché gli impegni assunti al tavolo diventino realtà. Regione e Governo devono pretendere una visione di lungo termine e garantire gli investimenti per la sostenibilità ambientale. La crisi dell’ex Ilva testimonia il fallimento del Governo della presidente Giorgia Meloni e del ministro Adolfo Urso, incapaci di prevenire questa ennesima fase drammatica. È ora di dare certezze a centinaia di famiglie garantendo lavoro e tutela della salute».