Dai cereali integrali ai legumi, dalla frutta di stagione al pesce d’acqua dolce: è possibile applicare i principi della dieta mediterranea anche vivendo sulle Alpi, adattandoli alle risorse e alle tradizioni locali. A spiegare come nasce e si pratica questo approccio è Nicole Verticchio, biologa nutrizionista che ha prestato servizio nell’Esercito italiano come militare della sanità militare e che oggi, passata al ruolo civile del ministero della Difesa, si occupa dell’elaborazione dei menù delle mense e della sicurezza alimentare nelle caserme del Comando Truppe Alpine, con sede a Bolzano. L’intervento è stato rilasciato in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione.
“Se non consideriamo la dieta mediterranea come un mero elenco di alimenti, ma come un modello alimentare, possiamo adattarlo alle risorse del territorio in cui viviamo”, osserva Verticchio. Da qui prende forma il concetto di “dieta alpino‑mediterranea”: non una nuova dieta standardizzata, ma un modo per valorizzare le tradizioni locali mantenendo l’equilibrio nutrizionale. Al centro restano gli alimenti vegetali — frutta e verdura di stagione, cereali preferibilmente integrali, legumi — e i grassi di buona qualità, come l’olio extravergine d’oliva. A questi si affiancano prodotti tipici delle regioni alpine, come orzo, segale, mele, frutti di bosco e pesce d’acqua dolce.
Verticchio indica anche esempi concreti della cucina altoatesina che possono inserirsi in un’alimentazione equilibrata. L’orzotto e la zuppa d’orzo sono citati come piatti a base di un cereale ricco di fibre che può diventare la base di un pasto completo se accompagnato da verdure e da una fonte proteica, come i legumi. Anche i canederli e gli spätzle, preparazioni tipiche della tradizione alpina e mitteleuropea, possono essere parte di un’alimentazione varia: nelle versioni con spinaci, barbabietole o altre verdure aumentano la componente vegetale del piatto; il risultato dipende dalle porzioni, dai condimenti e dagli abbinamenti.
Le regioni alpine offrono inoltre pesci d’acqua dolce come la trota e il salmerino, che — pur non essendo equivalenti al pesce azzurro per composizione nutrizionale — rappresentano fonti proteiche di qualità e, abbinate a verdure e cereali integrali con metodi di cottura semplici, contribuiscono alla varietà dell’alimentazione. Anche le patate, molto presenti nella cucina alpina, possono essere inserite a patto di curarne quantità, preparazione e abbinamenti con verdure, proteine e grassi di buona qualità.
La frutta di stagione occupa un ruolo centrale nella proposta: le mele dell’Alto Adige, i mirtilli, i lamponi, il ribes e altri frutti di bosco apportano fibre, vitamine e composti bioattivi. Il territorio alpino è inoltre ricco di alberi da frutto — ciliegi, peri, fichi, cachi — oltre a noci e nocciole, ingredienti da privilegiare seguendo il ritmo delle stagioni e, quando possibile, la produzione locale. Tra i prodotti tipici è citato lo Schüttelbrot, il pane croccante a base di farina di segale che, se realizzato con una buona quota di farine integrali, contribuisce all’apporto di fibre e può accompagnare verdure, legumi e altri alimenti proteici.
Sull’uso di formaggi di malga e burro, tradizionali nella cucina alpina, la nutrizionista invita alla moderazione: “non devono necessariamente essere esclusi, ma è opportuno consumarli con moderazione”, perché possono contenere quantità elevate di grassi saturi. L’obiettivo non è rinunciare ai piatti della tradizione, ma inserirli in un’alimentazione complessivamente equilibrata, privilegiando varietà, cereali e legumi, frutta e verdura, grassi di buona qualità e moderazione nel consumo di carne e prodotti trasformati. Sull’argomento del vino, Verticchio sottolinea che non è necessario per seguire la Dieta mediterranea e che, per ragioni di salute, non è consigliabile iniziare a consumarlo con l’obiettivo di ottenere benefici.
Oltre all’attività nutrizionale nelle mense e alla sicurezza alimentare, Verticchio si occupa di promozione della prevenzione e del benessere fisico e psicologico attraverso attività di divulgazione. Ne parla nel programma radiofonico Perle di Salute, trasmesso da Radio Sacra Famiglia di Bolzano, e nella collaborazione con radio Esercito, affrontando temi come la gestione dello stress, l’attività fisica e l’importanza di un’alimentazione equilibrata anche nella vita militare. “Una buona alimentazione, il movimento e piccoli gesti quotidiani, come fare passeggiate nella natura, possono contribuire al benessere generale e aiutare a gestire lo stress”, è il messaggio che accompagna la sua attività.
La dieta alpino‑mediterranea si presenta dunque come un modello flessibile: non una lista di divieti, ma un approccio che valorizza i prodotti locali, rispetta le tradizioni e pone al centro varietà, equilibrio e qualità dell’alimentazione.


























































