Secondo lo studio di Paola Somma, il 1951 rappresenta una cesura decisiva nella storia di Venezia: decisioni politiche e amministrative adottate in quell’anno avviarono processi che hanno trasformato il centro storico in un luogo sempre meno abitato e sempre più esclusivo. Il nuovo libro pubblicato da wetlands ricostruisce quel passaggio attraverso documenti d’archivio, verbali comunali e la stampa dell’epoca, disponibile da oggi in libreria e online.
Somma avvia l’analisi dal risultato elettorale che pose fine all’esperienza amministrativa post‑Liberazione guidata da una giunta socialcomunista. Per l’autrice quella sconfitta segnò la fine di un tentativo concreto di ridurre il divario tra Venezia e la terraferma, con effetti duraturi sulla composizione sociale della città.
Nei mesi successivi alle elezioni, mette in evidenza il volume, si intensificò un fenomeno già in atto: l’allontanamento di famiglie operaie e la dismissione di attività produttive presenti nel centro storico. Fabbriche vennero progressivamente smantellate e migliaia di lavoratori si trasferirono oltre il ponte della terraferma, modificando in modo permanente la geografia sociale della città.
Il libro non si limita a descrivere gli effetti: documenta anche le scelte e i discorsi che le resero possibili. Tra gli aspetti ricostruiti, Somma segnala la mancata epurazione di gerarchi e dirigenti industriali legati al periodo fascista, il loro rapido ritorno nelle posizioni di potere e la vendita di porzioni di laguna interrate a privati. Ne emerge un quadro di decisioni urbanistiche e politiche che ridisegnarono rapporti di forza e funzioni urbane.
L’autrice si basa su fonti primarie — atti del consiglio comunale, fondi archivistici e articoli della stampa contemporanea — andando a seguire, passo dopo passo, come vennero motivate scelte come il cosiddetto risanamento urbano. In particolare il volume documenta come alcuni progetti contribuirono all’esodo delle classi popolari, ufficialmente giustificato con ragioni igienico‑sanitarie.
Il libro ricostruisce inoltre interventi materiali sulla laguna: aree interrate e trasferite a proprietà privata, operazioni che contribuirono a ridefinire confini e usi del territorio lagunare. Somma documenta come queste scelte furono affrontate e giustificate nei dibattiti pubblici e nelle deliberazioni amministrative.
Paola Somma è architetto e urbanista; ha insegnato urbanistica allo IUAV di Venezia ed è stata visiting professor all’Università Americana di Beirut. Svolge oggi attività di ricerca indipendente sul rapporto fra organizzazione fisica e struttura economica e sociale del territorio. Tra i suoi lavori precedenti figurano Venezia nuova (Marsilio, 1983), Spazio e razzismo (Angeli, 1991), Beirut: guerre di quartiere e globalizzazione (L’Harmattan Italia, 2000) e Privati di Venezia (Castelvecchi, 2021). Nel 2024 ha pubblicato per wetlands Non è città per poveri, indagine dedicata alle trasformazioni della Venezia popolare d’inizio Novecento: il nuovo titolo si pone come prosecuzione di quel percorso di ricerca.
Per approfondire i temi narrati dall’autrice è prevista una presentazione pubblica giovedì 15 ottobre alle 19:30 presso la Libreria MarcoPolo a Venezia.






























































