sabato, Ottobre 17, 2026
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Venezia, John Malkovich: ho riscritto l’80% dei film che ho fatto

Un duo di agenti della Cia legati “da una relazione di grande confidenza e di lunga data. Si conoscono molto bene. Entrambi sono capaci di infliggere una violenza folle agli altri in modo clinico e distaccato ma anche persone che si amano e che si danno sui nervi a vicenda”. Così John Malkovich ha descritto in una conferenza globale in streaming i protagonisti di Wild Horse Nine, la commedia nera/spy thriller di Martin McDonagh interpretata, oltre che da Malkovich, da Sam Rockwell. Nel cast figurano anche Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo, Ailin Salas, Tom Waits e Parker Posey. Dopo il debutto in concorso a Venezia, il film è al London Film Festival e arriverà nelle sale il 5 novembre, distribuito da The Walt Disney Company Italia.

La vicenda è ambientata nel 1973 in Cile, poco prima del golpe militare. Malkovich, che per la sua performance ha ottenuto al Lido la Coppa Volpi come miglior attore ed è indicato in pole position per l’Oscar, interpreta Chris, un agente di primo piano della Cia diventato vulnerabile e sempre meno capace di nascondere i segreti delle operazioni a cui ha partecipato. Suo collega e grande amico è Lee, interpretato da Sam Rockwell, che lo accompagna sull’Isola di Pasqua, teatro di una serie di rese dei conti.

“Il mio personaggio ha chiesto al suo amico di fare la cosa più difficile che possa fare”, ha detto Malkovich, sottolineando il valore della scrittura di McDonagh. L’attore ha aggiunto di solito riscrivere gran parte dei film a cui partecipa, ma che nella sceneggiatura di Martin non ha sentito il bisogno di proporre modifiche: “L’ho letta. L’ho capita. Sapevo che era buona. Credo di aver cambiato una o due parole per sbaglio in un paio di riprese”.

Malkovich, nato nel 1953 e finora nominato due volte agli Academy Award (nel 1985 per Le stagioni del cuore e nel 1994 per Nel centro del mirino), ha ricordato il suo percorso teatrale: “Sono cresciuto come attore interpretando Pinter, Tom Stoppard e Arthur Miller”. Ha raccontato un aneddoto: una volta suggerì a Arthur Miller che Morte di un commesso viaggiatore sarebbe stato migliore senza la scena della camera da letto con i ragazzi, uno dei quali interpretava lui; Miller non fu d’accordo. “Chiamatemi pure arrogante – ha detto con un sorriso -, ma adoro gli scrittori e nutro un grande rispetto per loro”.

Wild Horse Nine nasce da una visita di McDonagh all’Isola di Pasqua “circa 15 anni fa, nella speranza che potesse diventare un’ambientazione per un’opera teatrale, un film o qualche tipo di storia”. Dopo diverse versioni che non funzionavano, il regista ha iniziato a riflettere sul fatto che l’isola fosse parte del Cile e su quello che la Cia aveva fatto per rovesciare Allende, democraticamente eletto nel 1973, e “allora tutto ha preso forma”. Pur volendo esaminare le azioni della Cia in quei giorni, McDonagh ha detto di non voler trasformare il film in “una cupa lezione di storia”: “Utilizzare l’umorismo e grandi attori è stato il modo migliore non per addolcire la pillola, ma per coinvolgere il pubblico e introdurre in modo sottile l’altro aspetto”.

Mariana Di Girolamo, che interpreta una studentessa incontrata dai due protagonisti, ha osservato che il tema del film è “parte della nostra storia recente. C’è chi sta cercando di non tenere vivo quel ricordo, ma non possono cancellare la storia”.

Sam Rockwell, già diretto da McDonagh in 7 Psicopatici e Tre manifesti a Ebbing, Missouri, per il quale ha vinto l’Oscar come attore non protagonista, ha sottolineato il lavoro fatto con Malkovich anche fuori dal set. “Martin, a differenza di altri registi, è molto interessato al comportamento umano – ha spiegato – e ha un’idea molto precisa di cosa vuole che una scena comunichi al pubblico. Noi attori dobbiamo essere pronti a lavorare in un milione di modi diversi”. A chiudere gli interventi è stato lo stesso Malkovich: “Noi siamo personaggi nel sogno di qualcun altro”.