La Biennale di Venezia presenta “La veglia dell’Acqua Granda 1966-2066”, nuovo Progetto Speciale dell’Archivio Storico – Centro Internazionale della Ricerca sulle Arti Contemporanee, ideato da Marco Paolini e Michela Signori nell’ambito del progetto Atlante delle Rive, con la consulenza di Davide Iodice.
In programma mercoledì 4 novembre, dalle ore 18.30 all’una di notte nella nuova sede dell’Archivio Storico all’Arsenale, la Veglia richiama, a sessant’anni di distanza, l’acqua alta del 4 novembre 1966. Quella notte viene assunta come punto di partenza per una riflessione sul presente della città e per immaginare il suo futuro.
Al centro dell’iniziativa ci sono le cosiddette “lettere civili”: testi da scrivere oggi e indirizzare simbolicamente a Venezia nel 2066. L’invito è rivolto a tutti — veneziani e non — per meditare sul destino della città, sulle responsabilità condivise e sulle sfide, a cominciare da quella climatica. Le lettere potranno essere depositate nella cassetta postale «Venezia 2066», che sarà sigillata e custodita presso l’Archivio Storico fino al 4 novembre 2066, centenario dell’Acqua Granda.
La Veglia si svolgerà come un rito laico e trasformerà la memoria di quella notte in un’esperienza collettiva, intrecciando teatro, testimonianze, musica e riflessione scientifica. Le voci degli interpreti daranno corpo a scritture originali dedicate a Venezia, tra racconti del presente e memorie della città, anche grazie alle testimonianze raccolte tra gli ospiti del Centro Servizi San Giobbe, in ideale continuità con Promemoria, il progetto artistico di Davide Iodice presentato alla Biennale Teatro 2026.
Accanto agli artisti interverranno scienziati e ricercatori; il percorso includerà inoltre momenti di convivialità e condivisione. Uno sguardo verso il futuro arriverà dai giovani, attraverso le domande emerse da un laboratorio avviato a settembre con studenti del territorio e dell’Archivio Storico della Biennale di Venezia.
Il progetto interpreta la vocazione della nuova sede dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee come luogo di conservazione della memoria della Biennale e della città, ma anche come spazio di ricerca, produzione culturale e confronto con il presente.





























































