sabato, Ottobre 17, 2026
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Trieste: sui vestiti di Liliana Resinovich il Dna di un uomo ignoto

A piccoli passi e con rilievi tecnici, le perizie sul caso della scomparsa e della morte di Liliana Resinovich stanno facendo emergere elementi che allontanano l’ipotesi — ritenuta forse improbabile in passato — del suicidio. Smontate a suo tempo le prime indagini, gli accertamenti disposti dalla gip di Trieste Flavia Mangiante e svolti da Eva Sacchi, Chiara Turchi e Paolo Fattorini hanno individuato nuove tracce e rilievi ritenuti significativi.

Le analisi hanno rilevato tracce di Dna appartenenti a uno stesso uomo, ignoto, sui jeans della vittima e su uno dei due sacchi neri che contenevano il corpo, quello della parte inferiore. Altri residui di Dna, sempre maschile e sempre di soggetto ignoto, sono stati riscontrati sulla borsetta e sull’orologio di Liliana, sulla bottiglietta di plastica che aveva con sé, sugli altri sacchi e sugli altri abiti.

Liliana scomparve il 14 dicembre 2021 e il cadavere fu trovato il 5 gennaio nei boschi dell’ex Ospedale psichiatrico di Trieste. I nuovi risultati saranno discussi nell’udienza fissata per il 30 ottobre.

Le perizie evidenziano inoltre che sulle suole delle scarpe di Liliana non ci sono tracce del terreno del luogo dove fu trovato il cadavere. Il legale Nicodemo Gentile, che assiste il fratello della vittima, Sergio, ha dichiarato che “Liliana è stata uccisa altrove e poi portata lì dove fu trovato il cadavere”. Sulle suole delle scarpe sono stati trovati residui di zirconio, elemento che farebbe pensare al laboratorio dove Visintin affilava i coltelli; tuttavia i periti specificano che il confronto con il materiale presente nel laboratorio “non fornisce alcun elemento a supporto di un contatto tra le scarpe della vittima e laboratorio” stesso.

Un altro riscontro riguarda un «contatto diretto» tra il giubbotto indossato dal marito della vittima, Sebastiano Visintin, il giorno della scomparsa e il giubbotto e la borsa di Liliana. Quanto al cordino trovato intorno al collo della donna e ai gomitoli e ai pezzi di cordino sequestrati a casa di Visintin, i periti scrivono che “non possono essere né confermati né esclusi come compatibili”. L’estremità del cordino presenta due diversi tagli riconducibili a un paio di forbici e a una lama singola l’altra. Dal cordino è stato estratto un Dna riferibile solo a Liliana, mentre sullo spago che teneva insieme le chiavi nella sua borsa sono stati rilevati “due profili complessi”, appartenenti a “un soggetto di sesso maschile ignoto”.

L’analisi di 12 formazioni pilifere prelevate da reperti come indumenti, borsa, occhiali e mascherina ha dato come esito che 11 sono riferibili alla vittima e una a un soggetto maschile ignoto. In nessuno dei reperti è stato individuato il Dna del medico legale che aveva operato sul caso, Fulvio Costantinides.

L’avvocato Gentile ha commentato che “non ci si aspettava, dopo sei anni, la pistola fumante da questa perizia” e ha annunciato che sono in arrivo “altri e imponenti elementi che parlano di omicidio e di possibili responsabilità”.