Henri Matisse e le culture del mondo sono al centro di una mostra al Mudec di Milano che apre l’8 ottobre e resterà aperta fino al 21 febbraio. “Il mondo in una stanza”, produzione di 24 Ore Cultura promossa dal Comune di Milano, mette in scena come i viaggi e gli incontri con diverse tradizioni abbiano influenzato l’opera dell’artista.
L’esposizione presenta circa 100 opere — dipinti, lavori su carta, sculture e fotografie — provenienti da istituzioni internazionali e organizzate in otto sezioni che accompagnano il visitatore dall’Africa alla Russia, dalla Cina a Tahiti fino alla Spagna. Al centro del percorso c’è l’interesse di Matisse per forme e motivi tratti da culture lontane, a cominciare dalla sua collezione di sculture africane in stile Fang, Bembe, Senufo e Kuba, le cui geometrie e volumi hanno influenzato disegni di nudi e alcune sculture.
Tra le opere in mostra si segnalano disegni e dipinti di nudo, come il Nudo seduto di schiena (1917) in prestito dal Philadelphia Museum of Art, nudi giovanili concessi dalla Pierre and Tana Matisse Foundation di New York e il ritratto La Femme au voile dal MoMA di New York. Alla pittura si affiancano sculture come la serie Jeannette e La Serpentine dal Musée d’Orsay di Parigi, oltre a lavori su carta e a una rara collezione di oggetti e tessuti prestati dal Musée Matisse di Nizza, oggetti che l’artista amava disporre nel suo atelier e che sono documentati da alcune fotografie esposte.
Un focus della mostra è riservato ai progetti decorativi e ai libri d’artista: tra questi il dittico monumentale Océanie, le ciel e Océanie, la mer, e le celebri tavole di Jazz, edite da Tériade e considerate tra i capolavori editoriali del Novecento. Sono inoltre esposti disegni ed elementi decorativi della Cappella del Rosario di Vence, il capolavoro finale di Matisse situato in Costa Azzurra.
Il rapporto di Matisse con il mondo si manifesta anche nelle modelle internazionali che posavano nel suo studio: le loro identità etniche e culturali venivano spesso trasformate da abiti regionali, folcloristici o di alta moda. Nei dipinti in mostra le modelle indossano anche vesti marocchine che Matisse aveva portato dai suoi viaggi.
Il viaggio a Tahiti del 1930 occupa un ruolo particolare nella sua ricerca: l’artista partì per Tahiti passando all’andata da New York a San Francisco e facendo tappa, al ritorno, a Panama, in Martinica e in Guadalupa. Quell’odissea aprì nuove direzioni creative per Matisse, allora in una fase di crisi creativa. «L’ossessione per Tahiti – ricordava lo scrittore e poeta Louis Aragon – non lo abbandonò mai», e le opere dell’artista rimandano spesso ai fiori di tiaré e alla gardenia di Tahiti, a uccelli, alghe, meduse e ad altri elementi della vita lagunare, attinti dai ricordi della sua permanenza nei Mari del Sud.


























































