sabato, Ottobre 17, 2026
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Via libera Ue al decreto bollette, alta tensione tra i 27 sul dossier energia

È la crisi energetica il primo punto all’ordine del giorno del Consiglio europeo, e già nella mattinata di giovedì è attesa una discussione complessa che potrebbe creare tensioni tra i leader. Pur condividendo il senso di urgenza sul dossier, i 27 Paesi restano lontani su quale strategia adottare: l’Italia chiede misure nell’immediato per contrastare gli effetti dell’emergenza sull’inflazione, mentre un gruppo nutrito di capitali — tra cui i Paesi nordici, Berlino e Madrid — punta invece a considerare il cuore del problema nella dipendenza dai fossili, favorevole a un’accelerazione della decarbonizzazione.

Su questo punto si profila un cortocircuito. La Commissione non intende arretrare sull’exit strategy dalle fonti fossili, ma alla presidente Ursula von der Leyen toccherà ascoltare le richieste dei leader e proporre un ventaglio di soluzioni. Tra le misure allo studio c’è la proroga del cosiddetto “temporary framework” a favore delle industrie energivore, con un possibile allargamento temporale e dei destinatari; nel pacchetto anche un dialogo strategico sulla raffinazione in Europa e iniziative per aggregare la domanda di energia. Probabilmente queste azioni non saranno sufficienti: Giorgia Meloni arriverà al Consiglio europeo dopo aver inviato una lettera a von der Leyen per chiedere maggiore flessibilità. Formalmente il tema non figura all’ordine del giorno, ma è difficile che non venga sollevato.

La partita sulla flessibilità si gioca soprattutto nelle retrovie: la Commissione ha di fatto dato via libera al decreto bollette, segnalando che si va verso “un accordo di massima” che eviti violazioni delle norme sugli aiuti di Stato. Il decreto prevede che la tassazione europea sulle emissioni (Ets) per i produttori di elettricità con il gas venga spostata sulle bollette dei consumatori, con l’obiettivo di innescare un abbassamento del prezzo all’ingrosso dell’elettricità, ritenuto superiore all’aumento della bolletta. Su questo principio si sta costruendo l’intesa tra Ue e Roma. A tenere i contatti sulla flessibilità sono il commissario Valdis Dombrovskis e i ministri delle Finanze di Italia e Grecia: la Commissione non ha escluso l’uso del gettito extra-Iva per misure temporanee e mirate a favore di famiglie e imprese. Roma ha sottolineato a Bruxelles che la richiesta di flessibilità è pensata per rimanere nelle regole del Patto, condizione sine qua non per sperare in un’intesa con l’Ue. Va ricordato che, formalmente, solo Italia e Grecia hanno chiesto maggiore flessibilità.

Se la mattina potrebbe scaldarsi il confronto sulla crisi energetica, la serata rischia di essere tesa sul bilancio 2028-2034. La proposta irlandese non ha raccolto consensi e neanche la Commissione l’ha accolta favorevolmente. A Bruxelles si intende impostare il dibattito sui passi successivi, con la conduzione del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Meloni riunirà di prima mattina gli “amici della Coesione”, mentre i cosiddetti frugali — con Berlino in testa — restano un gruppo compatto deciso a lottare per tagliare il bilancio.

La Commissione, insieme all’Eliseo, considera invece indispensabili risorse proprie “sostanziali”: senza nuove risorse proprie la coesione rischia di subire tagli significativi. Su questo punto l’Italia non è pienamente allineata. La partita è destinata a essere lunga e potrebbe non concludersi prima del 2026. Tra i rappresentanti dei 27 circola un mantra: “Non vogliamo un accordo a tutti i costi se un accordo a perdere”.