È la crisi energetica il primo punto all’ordine del giorno del Consiglio europeo e già nella mattinata di giovedì rischia di alimentare forti contrasti tra i 27. Pur condividendo il senso di urgenza, gli Stati membri divergono sulla strategia da adottare: l’Italia chiede misure nel breve periodo per contrastare gli effetti sull’inflazione, mentre un gruppo consistente di capitali — le nordiche, Berlino e Madrid, tra le altre — ritiene che la questione centrale sia la dipendenza dai combustibili fossili e che la soluzione passi per un’accelerazione della decarbonizzazione.
Sullo stesso fronte potrebbe registrarsi un cortocircuito con la Commissione europea, che non intende tornare indietro sull’exit strategy dalle fonti fossili. Alla presidente Ursula von der Leyen spetterà comunque il compito di prendere nota delle richieste dei leader e di mettere sul tavolo diverse opzioni: è infatti allo studio la proroga del cosiddetto “temporary framework” a favore delle industrie energivore, con un allargamento temporale e di destinatari, oltre a iniziative come un dialogo strategico sulla raffinazione in Europa e il lavoro per aggregare la domanda di energia. Tuttavia, queste proposte potrebbero non essere sufficienti a placare le istanze di Paesi come l’Italia: Giorgia Meloni arriva al summit dopo una lettera inviata a von der Leyen con la richiesta di maggiore flessibilità. Il tema, pur non essendo formalmente all’ordine del giorno, è molto probabile che venga sollevato.
La partita sulla flessibilità non si gioca solo in plenaria ma anche nelle retrovie. La Commissione ha di fatto dato il via libera al cosiddetto decreto bollette, indicando un “accordo di massima” che permetta alla misura di rimanere compatibile con le norme sugli aiuti di Stato. Il decreto prevede il trasferimento della tassazione europea sulle emissioni (Ets) per i produttori di elettricità con il gas sulle bollette dei consumatori, con l’obiettivo di innescare una riduzione del prezzo all’ingrosso dell’elettricità considerato superiore all’aumento in bolletta. Su questa base si sta sviluppando l’intesa tra Ue e Roma.
A tenere i contatti sulla richiesta di flessibilità sono il commissario Valdis Dombrovskis e i ministri delle Finanze di Italia e Grecia. Palazzo Berlaymont non ha escluso l’uso del gettito extra-Iva per misure temporanee e mirate a favore di famiglie e imprese. Roma ha ribadito a Bruxelles che la richiesta di flessibilità è pensata per rimanere dentro le regole del Patto, condizione necessaria per sperare in un’intesa con l’Ue.
Se al mattino la tensione sarà alta sulla crisi energetica, la sera il confronto potrebbe farsi ancora più aspro sul bilancio 2028-2034. La proposta irlandese non ha incontrato molti consensi, neppure tra le istituzioni: la Commissione preferisce impostare il dibattito sui prossimi passi contando sulla conduzione del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Al summit si prospetta uno scontro duro: Meloni riunirà di prima mattina gli “amici della Coesione”, mentre i frugali — con Berlino in testa — restano un gruppo compatto pronto a battagliare per ridurre il bilancio. La Commissione, sostenuta dall’Eliseo, avverte che senza nuove risorse proprie la coesione rischia di subire tagli e che non ci potrà essere accordo senza risorse proprie “sostanziali”. Su questo punto l’Italia non è pienamente allineata.
La partita, avvertono i rappresentanti, è destinata a essere lunga e potrebbe non concludersi prima del 2026. “Non vogliamo un accordo a tutti i costi se un accordo a perdere”, è il mantra che da qualche giorno circola tra le Rappresentante dei 27 in Ue.


























































