sabato, Ottobre 17, 2026
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New York-Regno Unito, braccio di ferro sulla richiesta della regina Camilla per Pooh

Un braccio di ferro ad alto livello vede contrapposti in questi giorni il Regno Unito e la New York Public Library per il celebre orsetto Winnie the Pooh, che compie cento anni questa settimana. La regina Camilla ha manifestato il desiderio di riportare a casa il peluche che ispirò i racconti di A.A. Milne o, in alternativa, di ospitarlo temporaneamente a Windsor o a Buckingham Palace; la biblioteca della Fifth Avenue, però, non ha accolto la richiesta.

L’orsetto originale, alto circa cinquanta centimetri, convive da decenni con gli amici Pimpi, Ih-Oh, Tigro e Kanga nella collezione della New York Public Library, che ogni anno attira decine di migliaia di visitatori intorno a questi cimeli. Alla sovrana, che in primavera ha visitato la biblioteca portando in dono un esemplare storico del cangurino Ro, la Library ha finora fatto orecchie da mercante.

La storia degli oggetti risale al 1921, quando Harrods acquistò l’orsetto per il primo compleanno di Christopher Robin, figlio di Milne. Nel 1947, con il consenso di Christopher ormai adulto, Milne affidò i pupazzi all’editore americano per un tour promozionale; quarant’anni dopo l’editore li donò alla biblioteca. Oggi i peluche sono esposti accanto alla scrivania di Charles Dickens, a una prima edizione di Platone e a un First Folio di Shakespeare.

I tentativi britannici di recuperare gli orsetti non sono una novità. Nel 1998 la deputata laburista Gwyneth Dunwoody invocò il paragone con il caso dei marmi del Partenone: “Come i greci rivogliono i marmi Elgin, così noi rivogliamo Winnie the Pooh e i suoi splendidi amici”. La questione arrivò sui tavoli di Tony Blair e Bill Clinton: secondo le cronache, Clinton osservò che perdere gli orsetti sarebbe stato “unbearable”. Allora sindaco, Rudy Giuliani intervenne in biblioteca per difendere la permanenza dei pupazzi, definendo Pooh “un esempio del meglio dell’immigrazione” e chiedendo scherzosamente se avesse la carta verde.

L’ultimo tentativo diplomatico è passato per la famiglia reale. Due anni fa Gyles Brandreth, scrittore, ex politico e amico di Christopher Robin, si recò a New York come emissario di Camilla per negoziare una visita dei pupazzi in occasione del centenario. La regina ha pure visitato personalmente la biblioteca quest’anno, senza però convincere i custodi dei peluche. “Non è una campagna”, ha assicurato Brandreth al Washington Post: “È un invito”. Per ora, però, non c’è stato alcun risultato.