Circa 200 persone — fra esponenti politici, accademici, giornalisti, rappresentanti di organizzazioni internazionali, diplomatici e studenti universitari — hanno partecipato oggi all’Università Rafael Landívar di Città del Guatemala a una tavola rotonda dedicata ai 30 anni degli Accordi di pace che posero fine alla guerra civile in Guatemala (1960-1996). L’incontro, intitolato “La pace continua a essere il nostro compito. Memoria, riconciliazione e impegno a trent’anni dagli Accordi di pace”, è stato organizzato in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Guatemala e la Comunità di Sant’Egidio.
Tra i partecipanti sono intervenuti Raquel Zelaya, economista e già componente della commissione governativa negoziatrice e firmataria degli accordi; il generale in congedo Julio Balconi, che all’epoca ricopriva la carica di Ministro della Difesa; e Sandino Asturias, politologo e figlio del negoziatore per la guerriglia armata (Urng).
I lavori sono stati aperti dall’ambasciatore d’Italia in Guatemala, Gabriele Meucci, insieme al segretario generale dell’ateneo, Andrade-Abularach, che ha sottolineato il valore del ripudio della guerra contenuto nella Costituzione italiana.
Il momento centrale della giornata è stato l’intervento di Roberto Bonini, che ha partecipato direttamente, per la Comunità di Sant’Egidio, alla parte più riservata dei negoziati che portarono alla firma degli accordi di pace tra il governo militare e la guerriglia armata. Dalla sua esperienza è nato il libro “Dare una mano alla pace”, in cui Bonini ricostruisce il contributo della Comunità di Sant’Egidio nel facilitare il dialogo diretto tra le parti attraverso incontri segreti, il primo dei quali si tenne a Roma in un convento di suore.


























































