sabato, Ottobre 17, 2026
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Altomonte (Bocconi): su Mps governo vigilante, ora la scelta spetta agli azionisti

Carlo Altomonte, professore di economia dell’integrazione europea presso l’università Bocconi di Milano e prorettore Sda Bocconi, giudica corretta la posizione del governo sul risiko bancario: vigile ma cauta. All’AdnKronos sottolinea che lo Stato deve preoccuparsi degli effetti sulle famiglie e sulle imprese, ma che la scelta tra progetti industriali spetta agli azionisti e al mercato, nel rispetto delle autorità competenti. Nel caso di Mps, vigilare significa — dice — “chiedere impegni credibili e in tempi certi” per il futuro della banca, senza trasformare la decisione in una scelta politica del vincitore.

Per Altomonte le aggregazioni bancarie rappresentano un’opportunità industriale per competere su scala europea e globale. Richiama il rapporto Draghi, che evidenzia come la mancanza di un’unione bancaria completa limiti la capacità delle banche europee di raggiungere dimensioni efficienti, con ricadute negative sulla crescita. Banche più grandi, osserva, possono investire maggiormente in tecnologia, sicurezza e servizi alle imprese, anche in un contesto dove l’intelligenza artificiale diventa un fattore chiave. Allo stesso tempo, tuttavia, è fondamentale preservare un ecosistema bancario differenziato, con grandi gruppi affiancati da istituti più tradizionali e radicati sul territorio.

Sul fronte Mps, l’offerta rilanciata da Intesa ha compresso le possibilità del piano alternativo guidato da Lovaglio. Intesa ha aumentato la componente in contanti dell’offerta, portando il controvalore complessivo a 31,4 mld di euro, di cui 27,6 miliardi di euro in azioni e 3,8 miliardi di euro in denaro. Delfin si è impegnata a conferire la sua partecipazione del 17,6% e Edizione ha annunciato l’intenzione di aderire con la propria quota. Per Altomonte sarà quindi decisivo che Lovaglio dimostri come il progetto alternativo su Banco Bpm e Banca Generali possa creare più valore rispetto all’offerta di Intesa, tenendo conto dei rischi di esecuzione e dei tempi dell’operazione.

Il 29 ottobre è indicato come il passaggio cruciale: Intesa ha chiarito che l’approvazione di operazioni incompatibili con le condizioni della sua offerta la renderebbe inefficace. Perciò, aggiunge Altomonte, il confronto deve restare sul merito economico dei due piani.

Una vittoria di Intesa porterebbe alla nascita di una delle più grandi banche europee e muterebbe gli equilibri attorno a Generali. L’Antitrust nazionale ha già aperto un’istruttoria che — come da prassi — probabilmente suggerirà rimedi, come la cessione di parte delle filiali, per evitare un eccesso di concentrazione. Intesa ha inoltre annunciato un accordo con Unipol, pur precisando che sarà l’Antitrust ad esprimersi sulle eventuali misure richieste.

Quanto a Generali, Altomonte ricorda che una partecipazione azionaria non equivale automaticamente al controllo e che la coabitazione fra grandi soci è possibile. Sarà comunque importante che la nuova governance preservi la capacità del gruppo di perseguire il proprio progetto industriale: Generali è infatti “il terzo più importante gruppo assicurativo europeo” e costituisce, per l’Italia, un asset strategico.

Sullo scenario europeo, Altomonte segnala che il risiko è già una prospettiva concreta. Unicredit ha infatti raggiunto una posizione rilevante nel capitale di una banca tedesca e il governo di Berlino, dopo una fase di opposizione, ha avviato un confronto sulle condizioni di una possibile integrazione, chiedendo garanzie sul finanziamento delle medie imprese tedesche, sulla sede di Francoforte e sui lavoratori. Si tratta, secondo il professore, di un cambiamento politico significativo, sebbene intesa e potenziale fusione restino da definire.

Il futuro dipenderà anche da come la Commissione europea intenderà procedere sul completamento dell’unione bancaria. Nelle sue recenti comunicazioni la Commissione riconosce che le aggregazioni sono state finora soprattutto nazionali e propone di rimuovere gli ostacoli nazionali alla gestione del capitale e della liquidità nei gruppi paneuropei, accompagnando questa liberalizzazione con maggiori garanzie per i depositanti. Altomonte conclude che un risiko europeo ha senso se crea banche capaci di finanziare investimenti e imprese in tutta l’Unione, ma che scala europea e pluralità bancaria devono poter crescere insieme.