Pechino ha ridotto il numero delle proprie banche di quasi un quarto nell’ambito di un’iniziativa volta a rafforzare la vigilanza sugli istituti di minori dimensioni. Lo scorso anno oltre 670 banche hanno cessato l’attività, un record storico secondo i dati ufficiali dell’Amministrazione nazionale di vigilanza finanziaria. Il processo, che ha ridotto sensibilmente il numero complessivo degli istituti, punta soprattutto a intervenire sulle realtà più fragili in un momento segnato dal rallentamento dell’economia e da segnali di debolezza della domanda di credito.
Il riassetto riguarda un sistema bancario che vale complessivamente circa 64 mila miliardi di dollari di patrimonio e che resta fortemente caratterizzato dalla presenza e dall’indirizzo dello Stato. Su queste differenze si è soffermato Guido Rosa, presidente dell’Associazione italiana banche estere (Aibe), in un’intervista all’AdnKronos.
“Quello che sta accadendo in Cina e quello che sta accadendo in Europa raccontano due percorsi molto diversi verso il consolidamento bancario”, osserva Rosa. “In Cina il processo è fortemente guidato dalle autorità e risponde anche alla necessità di intervenire sugli istituti più piccoli e fragili, riducendo i rischi e rafforzando la stabilità del sistema. In Europa partiamo da una situazione profondamente diversa: le banche sono oggi solide, ben capitalizzate e sottoposte a requisiti patrimoniali e di liquidità particolarmente rigorosi. Il consolidamento europeo non nasce quindi, in termini generali, dall’esigenza di salvare banche in difficoltà, ma dalla necessità di renderle più efficienti, più competitive e capaci di operare su una scala maggiore”.
Rosa sottolinea inoltre una seconda differenza significativa tra i due modelli. “In Cina il consolidamento è in larga misura guidato dalle autorità; in Europa è il mercato a decidere se, quando e tra quali soggetti un’aggregazione abbia una logica industriale. Alle autorità spetta naturalmente verificare la solidità delle operazioni, la stabilità finanziaria e il rispetto della concorrenza, non stabilire quale debba essere la geografia del sistema bancario europeo”.
Per il presidente dell’Aibe il nodo europeo è creare le condizioni affinché il mercato unico bancario possa funzionare realmente su scala continentale. “Negli ultimi anni il settore si è già consolidato, ma soprattutto attraverso operazioni nazionali, mentre le aggregazioni transfrontaliere continuano a incontrare maggiori ostacoli”, afferma Rosa, sottolineando come la dimensione consenta di investire maggiormente in tecnologia, intelligenza artificiale e cybersecurity, diversificare ricavi e rischi, migliorare l’efficienza e competere con i grandi gruppi americani e asiatici.
Il confronto tra i due percorsi porta a conclusioni diverse sulle finalità del consolidamento: “Potremmo dire che la Cina sta consolidando il proprio sistema bancario soprattutto per ridurne le fragilità; l’Europa deve consolidarlo soprattutto per aumentarne l’efficienza, la scala e la capacità competitiva. Ma lo fa secondo il proprio modello: attraverso il mercato, mantenendo al tempo stesso quella solidità patrimoniale che rappresenta oggi uno dei punti di forza del sistema bancario europeo”.


























































