martedì, Ottobre 20, 2026
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Roma, Casa Balla: tornano arredi dello studiolo rosso e della stanza giallo-verde

Il piccolo studiolo «rosso futurista» di Giacomo Balla torna a occupare il suo spazio nella casa di via Oslavia a Roma, recuperando arredi che erano rimasti in possesso degli eredi e restituendo all’abitazione parte della sua identità originaria. Lo studiolo, locale con la finestra sulle scale interne pieno di oggetti, quadri, panchette e libri, conserva sul muro un vecchio numero di telefono dei pompieri inciso da Elica, figlia dell’artista; la caserma è tuttora a pochi metri dall’abitazione.

L’intervento riporta in casa mobili e oggetti che documentano la visione di Balla dello spazio domestico come componente integrante della ricerca artistica. L’artista aveva progettato, dipinto e costruito gran parte dell’arredamento con le sue mani: scaffali, armadi, tavoli, sedie, sgabelli, posaceneri, oggetti vari, pareti, paraventi, cornici e anche abiti.

Oltre agli arredi dello studiolo e a tre opere su carta, rientrano in via Oslavia 11 elementi della Stanza gialla e verde, provenienti dalla precedente abitazione ai Parioli dove arredavano la camera da pranzo e che, nella casa del quartiere Della Vittoria, erano diventati la camera da letto della figlia Elica Balla. Si tratta di un nucleo che documenta anche la storia della casa dopo la morte dell’artista, avvenuta nel 1958, quando Balla aveva 87 anni.

Il mobilio dello studiolo rosso arriva dai tre fratelli Balla, eredi in quanto discendenti dallo zio di Giacomo Balla; i mobili della stanza giallo-verde sono invece giunti tramite il nipote dell’avvocato Roberto Donati. Tra questi figurano il letto e la credenza che ora saranno collocati nella stanza in cui è presente una piattaforma soppalcata, anch’essa dipinta, che Elica si fece costruire negli anni ’60.

Stipi, mobili e quanto resta dell’arredamento originario serviranno a custodire l’ingente materiale archivistico della casa: disegni di Balla e delle figlie, corrispondenza, fotografie, libri, oggettistica, complementi d’arredo e suppellettili, fino a piatti, bicchieri e tovaglie decorate e ricamate a mano dalle figlie in stile futurista. Tra gli elementi conservati vi sono anche gli abiti futuristi «antineutrali», disegnati da Balla.

Molti di questi oggetti erano stati accantonati in una stanza adiacente alla cucina che era stata chiusa e blindata negli anni in cui la casa era già aperta alle visite. In vista della riapertura al pubblico, il materiale è in corso di catalogazione e risistemazione nell’appartamento, dove non potranno più uscire, contribuendo a mantenere intatto il carattere della casa come opera d’arte totale, così come concepita dall’artista.