Il protagonista del romanzo Non solo medico (Edizioni Progetto Cultura) è il dottor Renato Severino, un primario chirurgo prossimo alla pensione che, dopo una vita trascorsa negli ospedali, si sente provato da un sistema sanitario in cui esigenze amministrative ed economiche sembrano aver progressivamente soppiantato la centralità del paziente. Il rinvio di un intervento, le proteste dei familiari, la carenza di risorse e i continui scontri con una direzione generale costretta a ragionare in termini di tagli, bilanci e riorganizzazioni restituiscono al protagonista l’immagine di un servizio fragile, nel quale chi cura e chi viene curato rischiano di essere travolti.
Stanco, Renato si addormenta sul divano e precipita in un sogno angoscioso: si ritrova dall’altra parte, non più medico autorevole ma paziente immobile e incapace di comunicare. È ricoverato nello stesso ospedale in cui ha lavorato, ma nessuno lo riconosce: per il personale è semplicemente il paziente del letto numero 51. Questa “sliding door” esperienziale segna il cuore della vicenda narrata dall’autore, il chirurgo Paolo Sardelli.
Non solo medico affronta però temi più ampi della sola crisi del Servizio sanitario nazionale. «La crisi della sanità costituisce il luogo concreto nel quale si manifesta una questione più universale: che cosa accade a una persona quando il sistema, il ruolo e lo sguardo degli altri smettono di riconoscerla?», scrive Sardelli, che individua tre promesse mancate: un servizio sanitario realmente centrato sul paziente, una scuola chirurgica capace di formare e un sistema professionale fondato sul merito.
Al centro del racconto c’è il tentativo di ricomporre un’identità ferita: alla disintegrazione dell’Io prodotta dall’invisibilità Renato oppone la memoria, gli affetti, la dignità, la spiritualità e la possibilità di cambiare. Secondo l’autore, il messaggio conclusivo del libro non è la rinuncia alla medicina né una condanna indistinta del servizio sanitario, ma un invito a trasformare il modo di abitarlo, ricordando che il medico non può curare davvero se viene svuotato della propria umanità e che il paziente non deve mai essere ridotto a un numero.
Il titolo sintetizza il significato profondo dell’opera: Renato è medico, «ma non è soltanto medico». È figlio, marito, padre, nonno, un uomo fragile e inquieto che, riscoprendo la propria ricchezza umana e affettiva, può tornare a sentirsi vivo.
Il volume uscirà il 24 ottobre; i diritti d’autore sono devoluti interamente a Medici senza frontiere e il libro sarà presentato a Roma.


























































