VALLE DI MADDALONI — (Gianluigi Guarino)
Non era certo scontato, ma il timore di una escalation era alto, nonostante l’importante dispiegamento di uomini e mezzi disposto dal questore di Caserta, Andrea Grassi, e l’impegno della Polizia Stradale e della Digos di Caserta, comandate dal dirigente Pota. Al terzo giorno pieno di protesta — iniziata venerdì, ripresa lunedì e proseguita oggi — la modalità con cui gli autotrasportatori stanno bloccando o rallentando il traffico, parcheggiando i tir sulle arterie principali, comincia a produrre effetti che vanno oltre la semplice tensione stradale.
Gli scaffali vuoti nei supermercati, osserva il cronista, fanno riflettere sulle ragioni del dissenso, legate al caro carburanti; ma la disorganizzazione della protesta riduce la durata della solidarietà emotiva: dopo due giorni, quando iniziano i disagi concreti — mancanza di pane e di generi di prima necessità — l’empatia per la protesta si affievolisce e aumenta la tensione sociale. Se nei primi giorni domina un sentimento di comprensione, con il prolungarsi dello sciopero questo spazio si restringe e cresce la richiesta di regole.
L’articolista registra inoltre una riflessione politica ed economica: la scarsità di approvvigionamenti di idrocarburi è messa in relazione, nel ragionamento riportato, alla paralisi della circolazione delle petroliere nel Golfo Persico e a decisioni internazionali unilaterali, nominate nel testo come decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Accise elevate sui carburanti vengono indicate come un fattore che pesa sul prezzo per i consumatori: si fa l’esempio di un confronto con altre nazioni dove il prezzo del diesel è oggi più basso. Nel pezzo si rimarca anche il tema della spesa pubblica italiana, definita ipertrofica: secondo l’analisi riportata, il settore pubblico produrrebbe una quota del Pil di 7-8% impiegando risorse e personale ritenuti sovradimensionati, condizione che richiederebbe una pressione fiscale elevata per essere sostenuta. Sul fronte fiscale, si sottolinea il vincolo che impedirebbe al governo di prolungare a lungo sconti sulle accise senza compromettere i conti pubblici e senza incorrere nelle sanzioni dell’Unione Europea.
Il fatto più grave registrato oggi a Valle di Maddaloni è uno scontro tra un automobilista e un manifestante: al Ponte della Valle un automobilista, dopo una discussione, ha accelerato e ha travolto un manifestante, che è ora in codice rosso; l’investitore si è poi dileguato. L’episodio viene descritto come conseguenza del disordine nelle modalità di protesta e avverte del rischio che simili episodi possano ripetersi se non verranno fissate regole più chiare. L’articolo mette in guardia sulla possibilità che, in assenza di coordinamento, si renda necessaria l’intervento di reparti di ordine pubblico per prevenire scontri tra automobilisti e camionisti.
Sull’organizzazione della protesta, viene evidenziata la differenza tra modelli più coordinati, come quelli che in Francia vedono la contrattazione con sindacati di categoria e servizi d’ordine per tutelare l’incolumità dei manifestanti, e la forma attuale, in gran parte spontanea e non riconosciuta dalle sigle ufficiali. Al Sud, osserva il testo, si registrano espressioni di protesta autonome, definite affascinanti nella loro forma, ma pericolose se prive di rappresentanza e regole. Si segnala inoltre che nella Prefettura di Milano i rappresentanti del governo hanno incontrato oggi i sindacati ufficiali degli autotrasportatori; al Nord e al Centro è stato proclamato solo lo stato di agitazione e i mezzi continuano a circolare in attesa dell’esito delle trattative.
Il pezzo solleva infine dubbi organizzativi: ieri Gianpiero Zinzi avrebbe chiamato il ministro Salvini e, in vivavoce, avrebbe passato la linea a uno degli autotrasportatori che manifestavano, senza che risultino chiari i nomi dei rappresentanti che sintetizzano la posizione degli scioperanti. Si pone la domanda su chi abbia effettivamente rappresentato i camionisti di Caserta negli incontri con il ministero, evidenziando la necessità che anche i gruppi autonomi indichino una rappresentanza formale per portare le rivendicazioni alle sedi istituzionali.
L’editoriale chiude richiamando il valore del diritto di sciopero e la necessità di responsabilità reciproca: la libertà di una categoria, si ricorda, finisce dove comincia la libertà di un’altra. Senza regole condivise, conclude il cronista, lo sciopero rischia di trasformarsi in anarchia, con conseguenze pericolose per manifestanti e cittadini.






























































