CASERTA (g.g.) – Il crollo del muro alto 5 metri e 70 centimetri che delimitava il campo numero 2 del Tennis Club Caserta, nell’ultimo tratto di Via Laviano dove questa si incrocia con Via dei Bersaglieri, è al centro di accertamenti sia per i danni e per il ferimento di un automobilista investito dal cedimento, sia per il contesto amministrativo in cui è avvenuto. Pare, e lo si sottolinea, che all’ufficio tecnico siano arrivate segnalazioni sulla pericolosità della struttura: su questo la redazione annuncia verifiche più precise nelle prossime ore. Il giornale rileva inoltre come l’episodio sia emblematico rispetto a problemi più ampi della città.
Secondo quanto ricostruito, il muro — costruito, a quanto pare, negli anni ’40 e realizzato completamente in tufo — è crollato dopo un fenomeno meteorologico caratterizzato da pioggia battente. In 86 anni di piogge intense la struttura non aveva manifestato cedimenti simili, ma gli esperti consultati spiegano che il crollo di un muro di tufo a seguito di pioggia forte rientra nella casistica nota.
Dalle valutazioni raccolte emergono tre cause ricorrenti che possono spiegare il cedimento.
Primo fattore: la spinta dell’acqua. Quando il terreno retrostante un muro si satura d’acqua aumenta sensibilmente il peso che grava sulla struttura e si sviluppano spinte idrostatiche rilevanti. Se dietro al muro non esiste un drenaggio adeguato, l’acqua non trova vie di uscita e il complesso si comporta come una spugna stagnante. La mancanza di fori di drenaggio, i cosiddetti barbacani, che dovrebbero esserci ogni metro e mezzo-due metri quadrati; l’assenza di un vespaio drenante realizzato con ghiaia e un tubo alla base del muro; o la presenza di un terreno argilloso che trattiene l’acqua sono tutte condizioni che peggiorano la situazione. Su un’altezza di 5 metri e 70 centimetri queste dinamiche determinano pressioni equivalenti a diverse tonnellate di carico.
Secondo fattore: l’altezza e la composizione del muro. Cinque metri e settanta centimetri di tufo rappresentano, secondo le norme tecniche, un’altezza fuori norma per un muro a secco in tufo senza adeguati accorgimenti. Oltre i 3 metri, un muro a gravità in tufo dovrebbe essere “a scarpa”, cioè più largo alla base e ammorsato con contrafforti. Il tufo è un materiale poroso che assorbe acqua, raddoppia di peso e perde resistenza: se si tratta di tufo giallo napoletano, da asciutto può reggere 2, massimo 3 MPa, mentre da bagnato la capacità scende a 1 o 1,5 MPa. Un muro costruito a blocchi, senza legante armato o geogriglie, difficilmente può garantire stabilità a 5 metri e 70 centimetri, anche alla luce delle Norme tecniche delle costruzioni, ultima versione del 2018.
Terzo fattore: la fondazione. Dopo piogge torrenziali può verificarsi un sifonamento al piede della struttura: l’acqua dilaga sotto la fondazione, il terreno di fondazione si satura e perde capacità portante; di conseguenza il muro può scivolare o ribaltarsi in avanti. Il quadro tipico del cedimento descritto dagli addetti ai lavori prevede un primo imbarcamento a mezza altezza con rigonfiamento, poi l’apertura di fessure verticali e infine il ribaltamento verso la strada.
Queste valutazioni tecniche sono il frutto di colloqui avuti oggi pomeriggio da CasertaCE con più persone, tra cui un ingegnere strutturista e addetti ai lavori che nel corso della loro carriera si sono trovati a fronteggiare numerosi casi analoghi. Ulteriori accertamenti sull’origine delle segnalazioni e sulle responsabilità saranno svolti nei prossimi giorni.































































