Dopo i peggiori disordini dal 1999, scoppiati nelle ultime settimane sullo sfondo di una grave crisi idrica e dell’aumento del costo della vita, il coprifuoco a Mauritius è stato revocato. Nonostante il ritorno alla normalità pubblica, però, l’isola dell’Oceano Indiano deve fare i conti con una situazione idrica critica.
Le cause della rabbia popolare restano irrisolte e il paese sta affrontando una delle più gravi siccità degli ultimi decenni: le riserve idriche rimangono estremamente basse. Il bacino di Mare-aux-Vacoas, il più grande dell’isola e fonte cruciale di approvvigionamento per gran parte della popolazione, è sceso a circa il 40% della capacità, contro oltre il 90% di un anno fa.
Secondo Bloomberg, il ministro dell’Energia Patrick Assirvaden ha dichiarato che il rifacimento della rete idrica nazionale, ormai obsoleta e responsabile di perdite pari a circa il 60% dell’acqua trattata, richiederà investimenti di almeno 750 milioni di euro e tempi superiori ai dieci anni. Nel breve termine il governo intende sostenere le famiglie con buoni di circa 280 euro per l’acquisto di cisterne e attrezzature per lo stoccaggio dell’acqua.
La situazione preoccupa soprattutto alla vigilia dell’alta stagione turistica: il settore genera oltre due miliardi di dollari l’anno e contribuisce in misura rilevante alle entrate del Paese. Nel breve periodo il governo spera che il ritorno della stabilità eviti cancellazioni e rassicuri i visitatori.
Nel lungo periodo, la crisi mette in luce la vulnerabilità di un’isola che dipende dalle piogge e da una rete idrica obsoleta, sollevando dubbi su come riuscirà ad adattarsi a periodi di siccità sempre più frequenti. Per un paese tradizionalmente associato a prosperità e stabilità, l’accesso all’acqua è diventato una questione politica, economica e sociale destinata a pesare oltre la fine dell’emergenza.


























































