I benefici della dieta mediterranea assumono un ruolo anche durante la gravidanza: i neonati nati da madri che la seguono hanno una probabilità ridotta di soffrire di coliche ed eczema, condizioni che possono predisporre allo sviluppo di asma e allergie. Analogamente, un consumo frequente di pesce in dolce attesa è risultato associato a un rischio minore. Lo rileva uno studio condotto da ricercatori della Harvard T.H. Chan School of Public Health, del Boston Children’s Hospital e dell’Harvard Pilgrim Health Care Institute, pubblicato su JAMA Network Open e finanziato dai National Institutes of Health e da una donazione anonima alla Harvard Chan School.
Il lavoro, denominato Project Viva, è stato realizzato su oltre 1.300 donne in attesa reclutate tra aprile 1999 e novembre 2002 da ambulatori prenatali dell’Eastern Massachusetts. Le partecipanti hanno compilato questionari sull’alimentazione durante la gravidanza. I ricercatori hanno valutato le risposte con il punteggio della dieta mediterranea (Mds) e con l’indice infiammatorio della dieta (Dii). Un Mds elevato indicava una dieta con alto consumo di frutta, verdura, cereali integrali e grassi salutari e un consumo moderato di latticini e proteine magre; un Dii elevato segnalava invece una dieta meno sana, con apporto elevato di carni rosse o lavorate, bevande zuccherate, sodio e cereali raffinati. Le partecipanti hanno inoltre riferito il consumo di alimenti comunemente allergenici, tra cui arachidi, burro di arachidi e altra frutta a guscio, pesce e crostacei, uova e latticini.
Gli autori hanno riscontrato che il 26% dei neonati coinvolti presentava coliche e che il 5% soffriva sia di coliche sia di eczema. Le madri con maggiore aderenza alla dieta mediterranea mostravano un rischio significativamente inferiore di avere un bambino con entrambe le condizioni: ogni punto in più nel punteggio Mds era associato a una riduzione del rischio del 15%. Al contrario, ogni punto in più nel punteggio Dii corrispondeva a un aumento del rischio del 34%.
I ricercatori hanno inoltre osservato che per ogni porzione settimanale di prodotti ittici consumata dalla donna in gravidanza il neonato aveva una probabilità inferiore del 25% di soffrire di coliche ed eczema. Invece altri alimenti tipicamente allergenici come latticini, uova e frutta a guscio non sono risultati correlati alla presenza di coliche ed eczema nel neonato. Le associazioni emerse risultavano più marcate nei neonati le cui madri avevano una storia clinica di patologie allergiche.
«Il lavoro è il primo a indagare come la dieta prenatale possa influenzare le coliche nei neonati e, in particolare, la combinazione di coliche ed eczema», ha spiegato la corrispondente dello studio Jenifer Lightdale, associate chief della Divisione di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione del Boston Children’s Hospital e docente di Pediatria alla Harvard Medical School. Lightdale ha sottolineato l’importanza del dato per la salute futura del bambino: «I nostri studi precedenti hanno dimostrato che i bambini che hanno sofferto di coliche presentano tassi più elevati di patologie atopiche in età successiva, tra cui asma, rinite stagionale e allergie alimentari. I bambini che presentano entrambe le condizioni nella prima infanzia potrebbero essere maggiormente a rischio di sviluppare varie manifestazioni allergiche crescendo».
«I nostri risultati offrono un’ulteriore ragione per incoraggiare le donne in gravidanza a seguire una dieta sana ed equilibrata, ponendo particolare enfasi sul consumo di prodotti ittici», ha commentato la prima autrice Emily Oken, presidente dell’Harvard Pilgrim Health Care Institute e docente del Dipartimento di Nutrizione della Harvard Chan School. Oken ha richiamato inoltre l’attenzione sulle barriere economiche e strutturali che possono ostacolare l’accesso a un’alimentazione sana e auspicato che lo studio risulti utile non solo per le singole famiglie ma anche per programmi e servizi a sostegno della salute e della nutrizione femminile, inclusi programmi federali come WIC e SNAP e iniziative basate sul principio che «il cibo è medicina».


























































