Quasi 500 casi di contraffazione di marchi e prodotti industriali sono stati denunciati all’autorità giudiziaria in provincia di Brescia nel periodo 2015-2024, secondo i dati del Ministero dell’Interno relativi ai reati denunciati dalle forze di polizia. La serie storica mostra un andamento altalenante, con un picco nei primi anni e una riduzione negli anni successivi rispetto ai livelli registrati tra il 2015 e il 2017.
Nel dettaglio, nel 2015 in provincia di Brescia furono denunciati 114 reati di contraffazione di marchi e prodotti industriali e dieci violazioni della proprietà intellettuale. Nel 2016 le denunce salirono a 158, per poi scendere a 55 nel 2017 e a 37 nel 2018. Negli anni seguenti i numeri rimasero più contenuti: 23 denunce nel 2020, 17 nel 2021, 37 nel 2022, 26 nel 2023 e 17 nel 2024. Si tratta tuttavia dei reati denunciati e registrati dalle forze di polizia e non forniscono da soli una misura completa dell’effettiva diffusione della contraffazione.
Il fenomeno ha assunto nuove caratteristiche con lo sviluppo dei canali digitali, che permettono ai prodotti contraffatti di raggiungere consumatori e imprese oltre i confini dei territori in cui vengono realizzati o commercializzati. «Il calo delle denunce è un dato importante, ma non deve portarci a sottovalutare un fenomeno che nel frattempo ha cambiato volto», osserva Giordano Apostoli, presidente di Cna Brescia. «Per un territorio come il nostro, caratterizzato da una forte presenza manifatturiera e da tante piccole imprese che investono in qualità, competenze e innovazione, la contraffazione rappresenta una minaccia concreta. Dietro un prodotto autentico ci sono lavoro, professionalità, ricerca e investimenti. Chi imita e commercializza prodotti falsi sfrutta questo patrimonio senza sostenerne i costi e altera le condizioni della concorrenza».
Il quadro provinciale si inserisce in una preoccupazione più ampia tra le imprese. L’indagine “Difendere il Made in Italy. Le piccole imprese italiane di fronte al fenomeno della contraffazione”, realizzata dall’Area Studi e Ricerche Cna in collaborazione con Cna Federmoda, rileva che il 93,4% degli imprenditori considera il fenomeno grave: il 67,5% lo definisce “molto grave” e il 25,9% lo giudica “gravissimo, una vera emergenza”. Per il 68,1% il principale motore della domanda di prodotti contraffatti è il forte differenziale di prezzo rispetto agli originali; seguono l’insufficienza dei controlli e la scarsa informazione dei consumatori sui rischi e sui danni provocati dal falso, entrambi indicati dal 23,5%.
Il digitale ha modificato dimensione e caratteristiche della contraffazione: il 72,8% degli imprenditori ritiene che lo sviluppo del commercio online abbia favorito la diffusione del falso. Per il 54,2% l’e‑commerce ha contribuito almeno in parte alla crescita della contraffazione, mentre il 18,6% lo considera addirittura il vero motore del fenomeno contemporaneo. Sul piano dell’esperienza diretta, il 52,5% degli intervistati dichiara di aver avuto direttamente o indirettamente a che fare con prodotti contraffatti e quasi il 70% segnala di essere stato esposto a fenomeni di concorrenza sleale tramite l’imitazione dei prodotti. Più della metà degli intervistati ha inoltre acquistato inconsapevolmente merci ritenute originali che si sono poi rivelate false.
La piccola manifattura risulta particolarmente esposta: nell’industria il 43,4% delle imprese giudica la contraffazione abbastanza o molto diffusa nel proprio settore e il 30,5% segnala un impatto economico continuo o elevato sulla propria attività, percentuale superiore a quella registrata negli altri comparti. L’indagine mette inoltre in luce una vulnerabilità interna alle filiere produttive: oltre sei imprese su dieci non hanno adottato procedure standardizzate per verificare l’autenticità di materiali, prodotti e semilavorati in ingresso. Tra le aziende che hanno predisposto forme di controllo prevale ancora il rapporto fiduciario con fornitori selezionati, mentre risultano meno diffuse certificazioni e procedure strutturate di verifica.
Dalle imprese arriva una richiesta netta alle istituzioni: il 60% indica tra le misure più efficaci sanzioni più severe per produttori e venditori di merci contraffatte, il 45,6% chiede maggiori controlli sulle piattaforme online e il 43,4% un rafforzamento dei controlli da parte delle forze dell’ordine. Solo il 3,7% ritiene pienamente adeguati i controlli attuali. Per Cna, comunque, repressione e controlli devono essere accompagnati da una più forte azione di prevenzione, anche perché i consumatori faticano a distinguere un prodotto autentico da uno falso: secondo gli imprenditori, per almeno un terzo dei clienti questa capacità è del tutto assente e per un altro 43% si manifesta soltanto in alcuni casi.
«La tutela del Made in Italy riguarda direttamente la competitività delle nostre imprese e la tenuta delle filiere produttive», conclude Giordano Apostoli. «Servono controlli efficaci, soprattutto sulle piattaforme digitali, e regole che responsabilizzino chi vende online. Ma è altrettanto importante aiutare i consumatori a riconoscere il valore di ciò che acquistano. Scegliere un prodotto autentico significa riconoscere il lavoro di chi rispetta le regole, investe nella qualità e contribuisce all’economia del territorio. È una consapevolezza che dobbiamo continuare a costruire».































































