sabato, Ottobre 17, 2026
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Bari: olivicoltori in rivolta contro crisi prezzi, minacciano la protesta a Roma

Quasi duemila produttori olivicoli hanno manifestato davanti alla Prefettura di Bari per chiedere interventi urgenti contro la crisi del comparto, tra prezzo dell’olio in calo, giacenze in aumento e costi di produzione sempre più gravosi per le aziende.

Sui cartelli e dal palco sono emersi appelli diretti alle istituzioni nazionali, con slogan come «Dov’è la politica? Dov’è Giorgia Meloni?». «Non chiediamo elemosina, chiediamo dignità» è stata la rivendicazione che ha sintetizzato la giornata organizzata da Orgoglio Olivicolo.

I produttori denunciano una forbice insostenibile tra i prezzi riconosciuti e i costi sostenuti: secondo i manifestanti le quotazioni dell’olio pugliese, che a maggio erano intorno ai sette euro al chilo, sono scese fino a quattro euro. Nel mirino degli operatori sono finite le importazioni da Paesi extra Ue e le difficoltà a garantire la trasparenza sull’origine del prodotto commercializzato.

Dal palco Gennaro Sicolo, presidente di Cia Puglia, ha richiamato l’attenzione sulle importazioni e sull’urgenza di evitare che la crisi ricada interamente sulla produzione nazionale, chiedendo controlli più incisivi lungo la filiera per contrastare le frodi e rendere riconoscibile la provenienza dell’olio.

La piattaforma presentata da Orgoglio Olivicolo chiede innanzitutto il riconoscimento dello stato di crisi del comparto olivicolo e, più in generale, dell’agricoltura. Tra le richieste vi sono la sospensione dei contributi previdenziali e delle scadenze di mutui e cambiali agrarie, misure finanziarie a sostegno dei frantoi e l’attivazione degli strumenti di ritiro e stoccaggio del nuovo olio previsti dalla normativa comunitaria per sostenere i prezzi alla produzione.

Gli operatori reclamano inoltre un piano straordinario nazionale di controlli antifrode e un sistema di tracciabilità più efficace. Orgoglio Olivicolo ha anche contestato il progetto relativo al Documento elettronico di accompagnamento olivicolo (Dao) così come prospettato dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ritenendolo non rispondente alle esigenze della filiera.

Francesco Losito, portavoce del comitato, ha ricordato la consistenza del settore in Puglia: 16mila imprese olivicole, 720 frantoi e 60 milioni di alberi di ulivo, e ha sottolineato che, secondo le stime citate dai promotori della protesta, sono a rischio 30mila posti di lavoro. Per Losito la mobilitazione punta non solo a ottenere sostegni economici, ma a salvaguardare l’intero sistema produttivo regionale.

Una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta dalla prefetta di Bari, Rosanna Riflesso, alla presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli. Al termine dell’incontro Losito ha riferito che la prefetta si è impegnata a portare le richieste del comitato all’attenzione del governo perché siano discusse e valutate nella conferenza Stato-Regioni prevista per giovedì 15 ottobre.

«Il tempo a disposizione è quasi scaduto», ha avvertito Losito, aggiungendo che «da quelle persone arriva un appello accorato alle istituzioni: muovetevi!». Se dalla conferenza Stato-Regioni non dovessero arrivare segnali giudicati sufficienti, Orgoglio Olivicolo intende organizzare una manifestazione nazionale a Roma. «Del riarmo non ce ne importa nulla», ha rimarcato il portavoce, collegando la richiesta di risorse pubbliche alla necessità di sostenere le imprese in difficoltà.

La protesta resta quindi aperta in attesa della conferenza del 15 ottobre, che per gli olivicoltori rappresenta la prima scadenza utile per ottenere risposte concrete.