Il consigliere regionale di Alleanza Verdi Sinistra Jan Casella ha annunciato un’interrogazione alla giunta regionale per chiedere chiarimenti sulla procedura di riattivazione della cava Giambrigne a Bormida e per sollecitare lo stop al progetto, che — secondo l’esponente — mette a rischio l’ambiente, la salute e il futuro del paese e della sua vallata. Casella ha sottolineato come il tentativo di riaprire la cava si scontri con la conformazione del territorio e con la determinazione dei cittadini, che hanno sottoscritto in massa una petizione contro l’operazione.
L’iniziativa di Casella intende sostenere anche l’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio comunale di Bormida per eliminare il sito dal Piano Territoriale Regionale delle Attività di Cava e dare voce alle perplessità dei residenti. Con la collaborazione della consigliera comunale Ivana Minetto, ha inoltre ricostruito la storia del sito e raccolto informazioni sul progetto per riaprire la cava di calcare, ritenuto “potenzialmente dannoso per il comprensorio”.
Tra le criticità segnalate vi sono vincoli idrogeologici e paesisticо-ambientali dell’area e la vicinanza a siti di importanza comunitaria quali il Ronco di Maglio, il Lago di Osiglia, il Monte Carmo e il Monte Settepani. Nella zona passa un rio affluente del fiume Bormida e sono presenti due sorgenti dell’acquedotto; la strada provinciale, interna all’abitato, è ritenuta inadeguata al transito dei veicoli pesanti previsti per le lavorazioni.
Secondo Casella, nel raggio di duecento metri dal sito della cava si trovano abitazioni e attività ricettive, mentre sotto il versante è ubicata la località Pian Soprano, tra le più densamente popolate. Nel progetto, si legge, è previsto lo scavo del calcare con uso di esplosivo e mezzi meccanici, l’estrazione di 383.000 metri cubi di calcare e l’inserimento di 221 metri di materiale proveniente dall’esterno per riempire il vuoto creato.
Il Comune di Bormida è intervenuto in giudizio davanti al TAR al fianco della Regione Liguria contro il ricorso della Giambrigne Srl, presentato a seguito del diniego regionale del trasferimento dell’autorizzazione estrattiva per avvenuta scadenza della Valutazione di Impatto Ambientale. L’anno scorso la petizione contro la riapertura della cava ha raccolto 600 firme, di cui oltre il 60 per cento apposte da persone residenti a Bormida. Casella ha espresso la speranza che tutte queste osservazioni siano sufficienti per fermare un’operazione che, ha concluso, rischia di avere conseguenze devastanti per il paese e per la Val Bormida, “che ha già pagato un prezzo altissimo in termini di salute e ambiente, ma continua ad essere interessata da progetti ad altissimo impatto”.






























































