Venezia, 13/10/2026 – “La nuova pianificazione regionale di emergenza per le grandi dighe è un passaggio importante, perché la sicurezza delle persone e la capacità di intervenire tempestivamente non possono essere lasciate all’improvvisazione”, afferma in una nota il consigliere regionale Riccardo Szumski, sottolineando però che, soprattutto nel territorio bellunese, non bastano “mappe e procedure”: i piani devono essere concreti, aggiornati, conosciuti dalle amministrazioni locali e realmente utilizzabili in caso di necessità.
Diciassette delle diciotto grandi dighe interessate si trovano in provincia di Belluno, osserva Szumski, ricordando il peso storico del territorio nello sviluppo idroelettrico e nell’approvvigionamento energetico del Veneto e del Paese. “Il Bellunese – prosegue Szumski – non può essere considerato strategico quando si tratta di utilizzare le sue risorse e marginale quando si tratta di riconoscergli benefici, servizi e investimenti. È una questione di equità territoriale, oltre che di responsabilità politica.”
Richiamando la memoria della tragedia del Vajont, di cui in questi giorni ricorre l’anniversario, Szumski afferma che non si vuole strumentalizzare il ricordo, ma che sarebbe “irresponsabile non trarne un insegnamento permanente”: la sicurezza va verificata con rigore, i rischi affrontati senza sottovalutazioni e le comunità messe in condizione di conoscere e comprendere le procedure previste.
Per questo il consigliere chiede che la consultazione pubblica sui piani di emergenza non sia una formalità. I Comuni devono poter verificare la coerenza dei piani con le strutture di Protezione civile, con la viabilità, con le aree di raccolta e con le effettive possibilità di evacuazione. I cittadini, aggiunge, devono sapere come comportarsi, chi li allerta e dove trovare assistenza. Pur riconoscendo la necessità di riservatezza per informazioni sensibili, Szumski ribadisce che questa non deve ostacolare una comunicazione pubblica adeguata sui comportamenti da adottare in caso di emergenza.
Sul piano politico, secondo Szumski chi beneficia delle risorse idroelettriche deve assumersi responsabilità verso i territori che le ospitano. Come gruppo Szumski Resistere Veneto, dice, hanno già sostenuto la necessità di promuovere una gestione pubblica delle centrali idroelettriche regionali, anche attraverso una società energetica a partecipazione pubblica, in modo che una parte significativa dei proventi torni alle comunità locali, alle famiglie e alle imprese, con particolare attenzione alla montagna veneta. “Questa è la direzione che intendiamo perseguire: prevenzione, trasparenza, responsabilità e restituzione di valore ai territori.”
Sulla questione dei grandi invasi, a partire dalla diga del Vanoi, Szumski ribadisce che non si possono ignorare le preoccupazioni delle comunità locali né le criticità tecniche, ambientali e idrogeologiche sollevate. La Provincia di Belluno, ricorda, ha espresso contrarietà al progetto, richiamando problematiche legate alla sicurezza dei versanti e all’attendibilità delle stime sulla disponibilità idrica.
“La Regione deve dimostrare che la lezione della storia è stata compresa, non soltanto attraverso i piani di emergenza, ma anche attraverso le scelte strategiche che riguardano il futuro delle nostre montagne”, conclude Szumski. “La prevenzione non si misura dal numero di documenti approvati, ma dalla capacità di proteggere davvero le persone e il territorio. Belluno merita sicurezza, rispetto e una quota equa della ricchezza che contribuisce a produrre”.



























































