La vicenda dell’esplosione in via Longo, nel quartiere Borgo Santa Caterina, ha assunto una nuova piega con l’aggravamento dell’ipotesi di reato: il pubblico ministero Emanuele Marchisio ha infatti sostituito l’accusa di disastro colposo con quella di strage. La decisione si basa sulle prime risultanze delle analisi condotte dai Vigili del fuoco e sulle verifiche coordinate dalla Procura insieme a Squadra Mobile e Vigili del Fuoco.
Dai controlli sui contatori dell’utenza dell’appartamento al civico 9 è emerso che, nell’arco di un’ora e mezza, sono stati erogati sette metri cubi di gas, una quantità definita rilevante e pari al doppio del consumo medio giornaliero di una famiglia di quattro persone. Gli inquirenti ritengono che un flusso così massiccio e concentrato nel tempo sia incompatibile con una svista o un guasto accidentale e che l’ambiente sia stato intenzionalmente saturato.
I rilievi nell’alloggio confermano elementi che hanno orientato le indagini: il tubo del gas è stato trovato svitato e poco distante era presente una pinza. L’impianto non risultava danneggiato; la valvola a farfalla è stata rinvenuta chiusa, circostanza che, secondo i tecnici, non modifica il quadro accusatorio emergente dagli altri riscontri.
Al centro della tragedia ci sono O.B., 51 anni, e il marito J.B., 55 anni, di origine rumena, residenti nel condominio Plorzano dal 2019. Entrambi erano in una situazione di equilibrio precario legata all’abuso di alcol. Lei soffriva di gravi e prolungati problemi di salute mentale, era seguita dal Centro Psico-Sociale e aveva subito un ricovero coatto con Trattamento Sanitario Obbligatorio solo un mese prima. Nelle ore precedenti all’esplosione chi li ha incrociati li ha descritti come “poco lucidi”. Le loro condizioni, ad oggi, restano disperate.
Secondo quanto ricostruito, l’odore acre di gas si sarebbe avvertito nello stabile già dal pomeriggio ma inizialmente è stato sottovalutato. Solo verso le 19 il portinaio, scendendo dal sesto piano, ha avvertito la puzza e ha bussato alla porta della coppia. Il successivo boato ha sventrato l’immobile, facendo crollare i muri divisori in cartongesso: il cedimento delle pareti interne ha scaricato l’onda d’urto verso l’esterno, evitando il crollo della struttura portante ma provocando danni ingenti.
Un residente, Giuseppe Piticchio, nell’alloggio adiacente ha visto la parete della camera da letto sgretolarsi a pochi centimetri dalla moglie, che è uscita viva con un lieve colpo alla testa e poi è stata portata in salvo tra le macerie. L’esplosione ha coinvolto anche l’area oltre la recinzione del condominio, in via degli Albani: lì Antonino Intogna, 78 anni ed ex maresciallo dell’Esercito, è stato sorpreso nella sua cucina dal boato quando un pesante pezzo di legno divelto dagli infissi ha trapassato la rete di recinzione, infranto la veneziana e sfondato la porta-finestra, conficcandosi a soli venti centimetri dalla sua sedia. Intogna è stato il primo a chiamare i Vigili del fuoco, la cui caserma si trova praticamente dall’altra parte della strada.
Sono ancora una ventina gli appartamenti dichiarati inagibili. “Più passa il tempo, più capiamo cosa è successo”, commenta un residente. “Abbiano solo una gran voglia di tornare alla normalità”.





























































