A Brescia la condanna degli episodi di violenza in piazza Duomo si è trasformata in terreno di scontro politico. In una lettera inviata alla stampa, esponenti del centrodestra e di Brescia Civica hanno criticato la maggioranza che sostiene la sindaca Laura Castelletti, ritenuta incapace di esprimere «una posizione pubblica sufficientemente chiara e condivisa» sui fatti.
Il documento è firmato da Paolo Fontana (capogruppo di Forza Italia-Pli), Mattia Margaroli (capogruppo di Fratelli d’Italia), Massimiliano Battagliola (capogruppo di Brescia Civica), Massimo Tacconi (capogruppo della Lega) e dai consiglieri Carlo Andreoli, Mariangela Ferrari, Mariachiara Fornasari e Giovanni Posio di Fratelli d’Italia, Michele Maggi e Fabio Rolfi della Lega, Federico Sai e Giovanni Viviani di Brescia Civica. I firmatari accusano la maggioranza di non aver preso una posizione uniforme, mentre ricordano le dichiarazioni della sindaca e la presa di posizione del Partito democratico, giudicata «più timida».
«Ciò che ci preoccupa è la crescente difficoltà della sinistra che governa la nostra città a esprimere una posizione chiara, unitaria e condivisa», scrivono gli autori della lettera, che tornano a sottolineare la distinzione fra diritto costituzionale a manifestare e atti di violenza: «Le ragioni di una protesta non possono mai giustificare aggressioni, intimidazioni o danneggiamenti». «Possibile che condannare senza ambiguità ogni forma di violenza sia diventato così difficile per alcune componenti della sinistra cittadina?», si chiedono.
Per i firmatari la questione non si limita alla reazione agli episodi in piazza Duomo, ma investe gli equilibri politici della coalizione di governo cittadina. Nel documento si osserva che nella maggioranza convivono sensibilità riformiste, componenti della sinistra radicale e diverse liste civiche «senza che emerga sempre una visione realmente condivisa della città e del suo futuro». Da qui l’interrogativo: «È la componente riformista a guidare questa maggioranza oppure sono le sue componenti più radicali a condizionarne gli equilibri e le decisioni?».
Gli estensori della lettera riconoscono che le differenze interne «possono essere una ricchezza», ma avvertono che diventano un problema «quando impediscono di assumere posizioni comuni e di governare con chiarezza». Richiamano inoltre la necessità di una guida politica capace di affrontare le principali questioni cittadine, «dalla sicurezza al lavoro, dalle famiglie al costo della vita e allo sviluppo economico». Concludono con un appello a non trasformare i principi fondamentali della convivenza democratica in oggetto di trattativa politica: «Perché il rispetto delle regole, la difesa delle istituzioni e il rifiuto di ogni violenza non possono diventare oggetto di mediazione politica. Sono, semplicemente, le fondamenta di una comunità democratica».





























































