sabato, Ottobre 17, 2026
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Caserta, Indice della Criminalità: 50ª posizione ma mafie e politiche sotto accusa

Caserta (pm) – La provincia di Terra di Lavoro si è collocata al 50° posto nella graduatoria nazionale dell’Indice della Criminalità curato dal Sole 24 Ore, registrando un “meno 4,8” nei reati denunciati. Il risultato, letto da alcuni con sollievo, viene però analizzato con riserve: la classifica è infatti di tipo quantitativo e non ponderale, attribuendo lo stesso peso a reati di diversa gravità.

Il quadro mostrato dalla graduatoria è disomogeneo: per truffe e frodi informatiche la provincia è all’86° posto, per le violenze sessuali al 98°, mentre per i delitti di associazione a delinquere, sia comune sia mafiosa, la provincia risulta tra le prime posizioni. Per questi motivi l’interpretazione del dato non sembra motivo di festa per tutti.

Interpellati dalla stampa locale, i parlamentari dei collegi casertani hanno risposto con argomentazioni percepite come generiche o di partito, mentre — si osserva — il Presidente della Repubblica Mattarella ha richiamato che la sicurezza è un valore costituzionale super partes, svincolato dalla speculazione politica contingente e dalle contrapposizioni di parte. L’articolo sottolinea l’aspettativa di risposte più nette da parte dei rappresentanti nazionali, pur riconoscendo la disciplina interna ai partiti che spesso impedisce prese di posizione difformi.

Si evidenzia inoltre che il sistema attuale, frutto di stagioni politiche diverse e di compromessi, mostra ampi problemi strutturali. Sarebbe stato gradito — secondo il testo — anche solo un ammissione dei limiti dell’impianto vigente e l’apertura a una svolta repressiva, in un Paese che nel 2025 conta 2,36 milioni di reati denunciati. Questo dato viene collegato a un alto rischio di vittimizzazione, confermato dalle segnalazioni quotidiane di furti in abitazione, rapine, sottrazioni d’auto e aggressioni, oltre a un’illegalità diffusa spesso non intercettabile.

Nel corso degli anni, sempre secondo il pezzo, le risposte dei governi si sono concentrate sulla nozione di “insicurezza percepita”, ribaltando la responsabilità sul cittadino. Poco contano, nel giudizio espresso, episodi come il ritorno in libertà di borseggiatrici pluri-arrestate dopo decine di furti o le aggressioni alle forze dell’ordine trattate come ordinaria amministrazione. Si richiama inoltre una matrice culturale per cui la giustizia viene interpretata come “giustizia di classe” e il reo presentato come vittima della società, impostazione che avrebbe prodotto una deriva istituzionale duratura.

Di segno diverso è stato l’intervento di Rosaria Capacchione, giornalista casertana nota per il suo impegno anticamorra, durante il convegno in città per la presentazione del libro L’Antidoto di Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio, presente all’incontro. Sollecitata dal moderatore Antonio Pascale, che ha ricordato come Capacchione scrivesse di camorra prima che il tema diventasse di moda, la giornalista ha delineato una fotografia netta della situazione mafiosa locale:

«Le cronache più recenti ci hanno restituito una camorra madre, quella solita, non so se la chiamate così, che è stata costretta a rimettere in campo quella sua dote di violenza… All’occorrenza quella dote di violenza ritorna in campo, il che vuol dire che noi non abbiamo sconfitto le cause di quella che è stata una grande questione meridionale sotto il profilo dei rapporti con l’amministrazione pubblica, con la politica, con tutto quello che è pubblico in generale; noi non l’abbiamo toccato, abbiamo sconfitto tutta la parte militare, ma non abbiamo sconfitto le ragioni per cui quella parte militare c’era… non abbiamo sconfitto le ragioni di un inquinamento profondo dell’economia e che ci portiamo dietro come eredità drammatica. Allora, fare un’operazione di restituzione di verità non è catastrofismo [NdR: il riferimento è all’accusa di catastrofismo che accompagna in genere la narrazione del malaffare, da contrastare — secondo la tesi del direttore Cerasa — con l’antidoto della realtà oggettiva dei dati], è semplicemente provare a individuare gli strumenti per debellare in maniera definitiva un fenomeno che è rimasto sostanzialmente lo stesso».

Chi vuole, può capire.