Nelle ultime settimane sulle coste della provincia patagonica del Chubut, in Argentina, sono state ritrovate decine di carcasse di balene, un fenomeno che ha allarmato la comunità scientifica e le autorità sanitarie e turistiche per la sua eccezionalità.
La Penisola Valdés ospita ogni anno, a partire dai mesi di maggio e giugno, una colonia composta da migliaia di balene franche australi. Queste acque particolarmente calme sono scelte dai cetacei per affrontare le ultime settimane di gestazione, il parto e le prime fasi di vita dei piccoli, e rappresentano una delle principali attrazioni turistiche del luogo nonché un oggetto di studio per i biologi marini.
Sebbene il ritrovamento occasionale di carcasse non sia insolito, la quantità e le dimensioni delle mortalità registrate nelle ultime settimane — inizialmente tra esemplari giovani e successivamente anche adulti — sono state definite straordinarie e inusuali.
Le prime analisi condotte dagli esperti del Centro di investigazione nazionale patagonico (Cenpat – Conicet) indicano due possibili cause. Dai campioni prelevati dai piccoli di balena è emersa la presenza del batterio Erysipelothrix rhusiopathiae, associato a casi di setticemia; per i decessi degli esemplari adulti si sospetta invece il coinvolgimento di biotossine naturali che, in determinate condizioni, possono causare la morte di balene e di altra fauna marina. Un evento analogo si era verificato nel 2022, quando sia adulti sia giovani morirono a causa di una fioritura algale nociva nel Golfo Nuevo.





























































