sabato, Ottobre 17, 2026
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Edpb: sugli smart glasses servono maggiori garanzie per la privacy

“Gli smart glasses offrono nuove opportunità, ma il loro utilizzo può comportare rischi significativi per la protezione dei dati personali, soprattutto quando consentono di registrare immagini e conversazioni all’insaputa delle persone. Occorrono maggiori garanzie per tutelare i diritti e le libertà fondamentali degli individui”. Lo sottolinea il Comitato europeo per la protezione dei dati (Edpb) in una dichiarazione adottata dalle Autorità europee di protezione dati nel corso dell’ultima riunione plenaria, conclusasi oggi. Per l’Italia erano presenti la vicepresidente del Garante Privacy Ginevra Cerrina Feroni e il dirigente Riccardo Acciai.

Il documento, spiega una nota, fornisce indicazioni preliminari a utenti, produttori e fornitori di servizi per sensibilizzare sui potenziali rischi connessi all’utilizzo di questi dispositivi. Gli smart glasses sono descritti come occhiali indossabili dotati di telecamere, microfoni e sistemi di intelligenza artificiale: possono servire per telefonare, tradurre conversazioni in tempo reale, assistere persone con disabilità o documentare eventi, ma possono anche consentire registrazioni occulte, trasmissioni in diretta sui social e forme di riconoscimento facciale o vocale. Il documento segnala rischi particolarmente elevati in luoghi sensibili come ospedali, scuole, spogliatoi e ambienti di lavoro.

Nella dichiarazione la rete delle Autorità europee per la privacy chiarisce ruoli e responsabilità. “L’utilizzatore che impiega gli occhiali per attività esclusivamente personali o domestiche non è soggetto al Regolamento europeo (Gdpr). Diversamente, chi diffonde immagini su profili social pubblici o utilizza i dispositivi per attività professionali può assumere il ruolo di titolare del trattamento, con i relativi obblighi”. Anche produttori e fornitori di applicazioni o servizi, compresi quelli basati sull’IA, possono essere titolari autonomi o contitolari quando determinano finalità e mezzi del trattamento; in questi casi, avverte il documento, non possono trasferire sugli utenti i propri obblighi, inclusi quelli di trasparenza.

Particolare attenzione è riservata alla trasparenza: “Chi si trova nelle vicinanze deve poter riconoscere quando viene ripreso o registrato”. L’Edpb raccomanda l’adozione di indicatori luminosi e acustici, notifiche di prossimità e caratteristiche che rendano distinguibili gli smart glasses dai normali occhiali, specificando che le misure devono essere efficaci e difficili da disattivare.

Ogni trattamento soggetto al Gdpr, aggiunge la dichiarazione, deve fondarsi su una valida base giuridica. Il consenso può risultare difficile da ottenere dalle persone riprese inconsapevolmente, mentre il ricorso al legittimo interesse richiede un’attenta valutazione dei diritti e delle ragionevoli aspettative degli interessati. Per ridurre i rischi, il comitato incoraggia i titolari del trattamento ad adottare misure tecniche adeguate, anche attraverso soluzioni predisposte dai produttori e dai fornitori di servizi: limitazione delle registrazioni continue e dei tempi di conservazione, oscuramento dei volti, pseudonimizzazione dei dati, restrizioni geografiche nei luoghi sensibili e meccanismi che rallentino la condivisione sui social. Il documento sottolinea che particolare tutela deve essere assicurata ai minori.

L’European Data Protection Board ricorda infine che l’utilizzo degli smart glasses può essere soggetto anche a disposizioni di natura penale, civile e lavoristica, nonché ad altre normative settoriali.